A Sollicciano torna l’allarme sulle condizioni di vita all’interno del carcere fiorentino. Alcuni detenuti, secondo quanto riportato dal quotidiano La Nazione nella sua edizione odierna, avrebbero manifestato febbre e pustole cutanee e tra le ipotesi al vaglio c’è anche una possibile contaminazione dell’acqua utilizzata nelle celle. Acqua che i reclusi usano ogni giorno non solo per lavarsi, ma anche per bere, soprattutto chi non può permettersi di acquistare bottiglie minerali allo spaccio interno.
La segnalazione è arrivata al garante regionale dei detenuti, Giuseppe Fanfani, attraverso la lettera di un familiare di un detenuto. Una denuncia che il garante ha immediatamente trasmesso alla direzione del carcere, al provveditorato dell’amministrazione penitenziaria e ai servizi sanitari della Regione Toscana.
Secondo quanto riferito durante colloqui con parenti e avvocati, alcuni detenuti sarebbero già in cura con antibiotici, ma senza miglioramenti evidenti. Per chiarire l’origine dei malesseri potrebbero adesso essere disposte analisi sull’acqua dei rubinetti.
L’episodio riaccende i riflettori su una struttura da anni al centro di polemiche e denunce. Solo pochi giorni fa, nella relazione annuale presentata in Consiglio regionale, il garante Fanfani aveva definito il sistema carcerario toscano “non degno di un Paese civile”, parlando per Sollicciano di una vera emergenza strutturale.
Il carcere registra un sovraffollamento che supera il 150 per cento e nel 2025 ha già contato tre suicidi tra i detenuti. Muffa, umidità, bagni fuori uso, infestazioni di insetti: condizioni più volte denunciate anche dalla magistratura. Problemi cronici che, secondo molti osservatori, difficilmente potranno essere risolti senza un intervento radicale sull’intera struttura.