Come venivano assemblate, riparate e fissate le grandi sculture e le architetture dell’antica Roma? A questa domanda risponde il progetto HARMOGE finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale), che vede la collaborazione dell’Università di Pisa, dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Istituto di Chimica dei Composti Organometallici del CNR, in partnership con il Museo Nazionale Romano.
La ricerca si concentra sulle tecnologie e i materiali utilizzati per assemblare, fissare e restaurare statue e altre opere in marmo nel mondo ellenistico e romano, in un arco cronologico compreso tra il II secolo a.C. e il III secolo d.C. Al centro dell’indagine vi sono i giunti metallici – elementi di connessione in metallo identificati in sculture, elementi architettonici e monumenti funerari – che rappresentano una testimonianza diretta delle pratiche costruttive e conservative degli antichi.

L’indagine è resa possibile dalla straordinaria varietà del patrimonio conservato nelle diverse sedi del Museo Nazionale Romano. La prima campagna di analisi ha permesso al team di esaminare opere di eccezionale importanza, tra cui il Discobolo di Castel Porziano, l’Ermafrodito addormentato e numerosi ritratti di età imperiale, oltre a un ricco repertorio architettonico comprendente colonne, capitelli ed elementi della decorazione architettonica che conservano preziose tracce delle tecniche costruttive impiegate. Per l’analisi dei materiali, le ricercatrici e i ricercatori hanno impiegato tecniche non invasive di ultima generazione: la fluorescenza a raggi X (XRF), condotta con uno spettrometro portatile Bruker Elio direttamente sulle opere, e la spettroscopia Raman, che ha consentito di caratterizzare la composizione degli strati di corrosione e di individuare forme di degrado organico.

“Per la prima volta – commentano Anna Anguissola e Luigi Sperti, docenti di archeologia greca e romana rispettivamente nelle università di Pisa e Ca’ Foscari Venezia, – tecniche come la lavorazione in parti separate e gli assemblaggi sono oggetto di un’iniziativa di ampio respiro, che integra le competenze di istituti e studiosi diversi. Il patrimonio scultoreo e architettonico che possiamo indagare grazie alla collaborazione con il Museo Nazionale Romano è rappresentativo di una casistica varia e della massima importanza, perché ci consente di entrare nel vivo della Roma antica”.
Elemento centrale nel progetto è il lavoro di analisi archeometriche svolto dal team del CNR-ICCOM di Pisa. Stefano Legnaioli spiega: “Attraverso strumenti quali l’XRF potremo costruire un primo database dei perni usati dagli scultori, architetti e restauratori romani e indagarne gli aspetti archeologici grazie a nuovi dati”.
“Il Museo Nazionale Romano è onorato di collaborare a un progetto di ricerca dedicato allo studio delle tecnologie e dei materiali impiegati nell’antichità per l’assemblaggio, il fissaggio e il restauro di statue e manufatti lapidei. – dichiara infine la direttrice del Museo Federica Rinaldi. – L’iniziativa rappresenta un’importante opportunità per approfondire le pratiche tecniche dell’arte romana, contribuendo a una migliore comprensione dei processi costruttivi ma anche conservativi e delle soluzioni adottate dagli antichi artigiani. Nell’ambito di questa collaborazione, il Museo ha messo a disposizione di studiose e studiosi le proprie collezioni di statue, i numerosi elementi della decorazione architettonica e altri reperti, offrendo un contesto privilegiato per l’analisi diretta dei materiali e delle tecniche impiegate. Il Museo Nazionale Romano conferma il proprio impegno nella promozione della ricerca scientifica, favorendo il dialogo tra istituzioni museali e mondo accademico, anche nell’ottica di una migliore valorizzazione del patrimonio culturale”.