La Toscana, un tempo considerata uno dei principali granai d’Italia, continua a perdere terreno. Il primo bilancio, a trebbiatrici ancora all’opera, è lo specchio di una crisi senza fine che costringe i produttori di grano a lasciare i loro terreni non coltivati. Seminare grano nel paese simbolo di pasta e spaghetti non conviene più. Un paradosso. Ma è così. A lanciare l’allarme è Coldiretti Toscana che, dopo la grande manifestazione dello scorso 10 giugno a Firenze, è tornata nelle scorse ore all’attacco dei trafficanti di grano con l’operazione verità in diretta social per smascherare chi, nell’ambito della Commissione Unica del Grano, sta con gli agricoltori e chi con gli speculatori. Nel mirino di Coldiretti ci sono industriali, trasformatori, pastai e operatori commerciali che, in nome dei fatturati, importano grano dall’estero e strozzano gli agricoltori del nostro Paese con prezzi al ribasso per poi vendere ai cittadini pasta spacciata per italiana a due euro al chilo.
“Anche in queste ore, in questi giorni, nei nostri porti, compreso il porto di Livorno, continuano ad arrivare navi stracariche di grano dall’estero con il solo obiettivo di costringere i nostri cerealicoltori a svendere i loro prodotti. Questo fiume di grano che arriva da ogni parte del mondo, coltivato spesso utilizzando trattamenti chimici vietati in Ue, affonda il prezzo del prodotto italiano facendolo scendere sotto i costi di produzione. Contestualmente c’è chi, nella commissione unica del grano, strumento per finalmente dovrebbe definire in modo trasparenza il prezzo del grano, sta giocando sporco. – spiega la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani – Quello che chiediamo sono controlli a tappeto nei porti, trasparenza sull’origine della materia prima, la modifica del codice doganale e l’applicazione della legge contro le pratiche sleali. Questi strumenti, insieme, possono difendere il reddito degli agricoltori e la salute dei cittadini italiani dall’inganno del falso Made in Italy”.
A contribuire allo stato di crisi del grano in Toscana – e nel resto del Paese – è l’impatto crescente dei cambiamenti climatici che condizionano i periodi di semina e riducono le rese in campo come è accaduto nella stagione attuale. Tanta pioggia durante il periodo autunnale, proprio quando gli agricoltori avrebbero dovuto lavorare i terreni e seminare, ha stravolto il programma colturale soprattutto nelle aree dove ha piovuto di più come nella Toscana meridionale e nelle zone costiere. A questo punto gli agricoltori si sono trovati di fronte ad un bivio: lasciare i terreni incolti azzerando qualsiasi rischio ma rinunciando anche alla produzione oppure seminare in ritardo o puntare, laddove possibile, su altre colture tardive.
Fattori che, nel loro insieme, rendendo il frumento duro una coltivazione sempre meno sostenibile per le aziende agricole toscane. La crisi del grano è emblematica della crisi profonda delle nostre campagne che con il riconoscimento del giusto prezzo agli agricoltori potrebbero sfamare gli italiani, rilanciando le aree rurali e l’occupazione. “Chi produce pasta con grano italiano non ha paura a metterlo bene in evidenza in etichetta, sul fronte delle confezioni. – conclude la presidente Cesani – Modifica del codice doganale ed etichetta di origine devono essere una priorità dell’agenda europea. Nove toscani su dieci sono favorevoli all’indicazione dell’origine in etichetta e nei menu dei ristoranti”.