La Guardia di Finanza di Padova ha scoperto un gruppo criminale che, attraverso vendite porta a porta di prodotti casalinghi, truffava ed estorceva denaro a donne anziane in tutta Italia. Anche la Toscana nel mirino.
Sei le persone indagate anche per associazione a delinquere, i pm padovani hanno chiesto il rinvio a giudizio.

Gli indagati, avvalendosi di una rete di agenti di vendita, prendevano di mira anziani, casalinghe, pensionati e persone sole. Sulla base di elenchi nominativi acquistati da altre società del settore, battevano quotidianamente specifiche zone, consapevoli di trovare vittime vulnerabili in casa.
Le convincevano di essere obbligate ad acquistare articoli casalinghi – ferri da stiro, set di pentole, materassi, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi di magnetoterapia – presentati come di alta qualità ma in realtà di scarso valore. Il prezzo oscillava tra i 5.000 e i 7.000 euro, da pagare quasi sempre tramite finanziamento.

In alcuni casi, i venditori tornavano a distanza di mesi dalle vittime più vulnerabili, costringendole a ordinare altri prodotti e a rimodulare il finanziamento già attivato, aumentando importo e durata delle rate.

Chi resisteva veniva minacciato con la prospettiva di azioni legali, sostenendo che un precedente contratto di acquisto obbligasse ancora a nuovi ordini: da qui la contestazione di estorsione. I ricarichi sui prodotti raggiungevano fino all’800%, ai quali si aggiungevano le provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni concessione di credito al consumo.
Le vittime accertate sono oltre 1.200, residenti non solo a Padova ma in decine di province italiane, tra cui Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì-Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro-Urbino, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona e Vicenza.
Indagini dall’osservazione di “auto di lusso sospette”
Il provvedimento fa seguito alle misure cautelari disposte dal Gip di Padova che aveva ordinato, nei confronti dei capi e dei promotori dell’organizzazione, cinque misure cautelari, di cui una in carcere e due degli arresti domiciliari, e il sequestro preventivo di 2,5 milioni di euro ritenuti provento di reato. Sono stati sequestrati beni di lusso quali orologi, gioielli, capi d’abbigliamento e accessori, nonché disponibilità finanziarie e altri beni mobili e immobili.

Le indagini sono partite dall’ordinario controllo economico del territorio, durante il quale era stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso. Le testimonianze raccolte da alcune di esse, sfociate anche in denunce, avevano delineato il modo d’agire degli indagati.

I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, avevano consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso con vacanze costosissime, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento ed accessori presso le più famose maison di alta moda, noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.
