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Vendemmia, bilancio positivo ma pesa la crisi dei consumi

Incide anche il clima: il caldo ha asciugato leggermente gli acini e le quantità prodotte sono del 20-25% inferiori alla media

Vendemmia, bilancio positivo ma pesa la crisi dei consumi

Tempo di primi bilanci per le aziende vitivinicole: la vendemmia, quest’anno iniziata anticipatamente a causa delle condizioni climatiche, si avvia verso le fasi conclusive. Il caldo ha permesso agli acini di svilupparsi sani, mentre l’umidità ha evitato un’eccessiva disidratazione: il risultato a detta di tutti i rappresentanti delle cooperative vinicole del territorio è un’uva di ottima qualità con un leggero abbassamento della quantità. A fronte di un raccolto positivo, ottenuto grazie all’esperienza dei coltivatori unita al supporto che le cooperative forniscono ai soci con agronomi ed enologi dedicati, il mondo vinicolo si trova di fronte ad una crisi del settore dovuta ad un calo significativo dei consumi.

Andrea Rossi è presidente della cooperativa Vecchia Cantina del Nobile di Montepulciano, una delle più longeve realtà della Toscana, fondata nel 1937 e che oggi raccoglie oltre 400 soci: «Siamo alle ultime fasi della vendemmia, il caldo ha asciugato leggermente gli acini e le quantità prodotte sono del 20-25% inferiori alla media, ma dal punto di vista qualitativo la stagione è stata ottima con uve in salute e pochi trattamenti. Diversa la questione commerciale: la contrazione delle esportazioni è rilevante su tutti i mercati e non è solo colpa dei dazi. Negli Stati Uniti, il costo della vita e l’inflazione sono in aumento e soprattutto sono cambiate a livello globale le abitudini dei consumatori»

«Siamo oltre i due terzi della vendemmia, la quantità raccolta fino a questo momento è in media inferiore del 5-10%, soprattutto per una resa più bassa dovuta alla scarsità di pioggia. L’uva è di ottima qualità e la gradazione alta – così Angiolo Del Dottore, presidente della Cantina Cooperativa Viticoltori Senesi Aretini che raccoglie oltre 200 soci – Il problema è il forte calo della domanda, che incide molto più dei dazi: siamo a livelli molti inferiori a quelli di prima del Covid. A fronte di un’offerta di prodotto elevata ne risentono i prezzi e quindi la sostenibilità economica del settore. Non si tratta di una crisi ciclica ma di una crisi strutturale che ha varie ragioni. Invece di dare contributi per nuovi impianti le istituzioni dovrebbero fare come in altri paesi e dare contributi per gli espianti, altrimenti con troppi vigneti continueremo ad avere un eccesso di produzione».

«Le radici del settore vitivinicolo toscano sono salde, grazie a donne e uomini che lavorano in maniera rispettosa del territorio, dell’ambiente, delle persone e della nostra storia, ed il sistema cooperativo aiuta a rendere questi legami ancora più saldi – commenta il presidente di Confcooperative Toscana Sud Mario Marchi – ma a fronte di una forte crisi del settore, sebbene la capacità di resistere delle nostre imprese sia forte, serve un intervento importante delle istituzioni per aiutare il sistema produttivo ad affrontare la situazione»