23 persone denunciate

Maxi sequestro a Livorno: oltre 60mila articoli di moda contraffatti

La merce, spedita dalla Cina, transitava dai principali snodi doganali di Olanda e Germania prima di fare ingresso in Italia

Maxi sequestro a Livorno: oltre 60mila articoli di moda contraffatti

I prodotti contraffatti rappresentano ormai un vero e proprio mercato a sé stante, un tempo stigmatizzata ormai sempre più persone optano per merce non originale, contribuendo ad alimentare un circolo vizioso di illeciti.

La Guardia di Finanza di Livorno ha però assestato un duro colpo al settore, smantellando al termine di una lunga indagine durata mesi, un imponente traffico internazionale di prodotti di alta moda riprodotti illecitamente.

Al termine delle operazioni oltre 60 mila articoli contraffatti sono stati sequestrati e 23 persone sono state invece denunciate in quanto ritenute responsabili della rete di importazione e smercio.

Tra la merce intercettata figurano borse, scarpe, capi d’abbigliamento e accessori recanti le griffe fasulle di celebri case di moda internazionali, tra cui Gucci, Hermès, Burberry e Louis Vuitton, destinati a essere immessi sul mercato illegale della Toscana.

Le indagini, sviluppate attraverso un dispositivo mirato all’analisi del rischio e al monitoraggio dei flussi commerciali sul territorio, hanno consentito agli investigatori di ricostruire l’intera catena logistica dell’organizzazione.

I carichi illeciti, prodotti e spediti originariamente dalla Cina, transitavano dai principali snodi doganali di Olanda e Germania prima di fare ingresso in Italia.

 

La città di Livorno rappresentava il punto nevralgico e lo snodo distributivo principale per la successiva capillare smistamento del materiale indirizzato alle altre province della regione.

Per eludere i tradizionali pattugliamenti e i posti di blocco su strada, la rete criminale utilizzava i primari canali di spedizione europei.

I prodotti viaggiavano all’interno di scatoloni sigillati con nastro adesivo dai colori sgargianti, indirizzati a diversi punti di ritiro dislocati nel tessuto urbano livornese.

Da questi depositi intermedi, le merci venivano poi consegnate direttamente a domicilio o presso magazzini privati, permettendo agli importatori di ricevere i carichi in sicurezza e gestire le vendite al dettaglio lontano da sguardi indiscreti.