“E’ stato un incidente, non volevo ucciderlo”.
Maria Ricci, la donna accusata di aver tolto la vita marito Gianfranco Bernardini con una coltellata al polpaccio, ha raccontato la sua verità nell’interrogatorio di garanzia.
Arrestata nella sera di giovedì 8 ottobre per omicidio preterintenzionale aggravato, nelle scorse ore è stata sentita dal gip del tribunale di Firenze.
Ha risposto alle domande e cercato di chiarire i contorni della tragica vicenda avvenuta la mattina del 18 settembre, della quale, fino a oggi, non era ancora riuscita a dare spiegazioni se non che si fosse trattato di un incidente.
Ha raccontato di aver trovato un coltello da caccia, con una grossa lama, posato sul piano della cucina tra un tagliere e un’affettatrice.
A portare il pugnale in casa era stato il marito che aveva l’abitudine di raccogliere oggetti e conservali.

In quell’occasione però la donna sarebbe rimasta particolarmente colpita e turbata alla vista della lama e così avrebbe deciso di nascondere il coltello nel cassetto più basso della cucina.
Il marito, che stando alla ricostruzione era in cucina con lei, avrebbe notato il movimento della donna, l’avrebbe raggiunta e si sarebbe piegato anche lui verso il cassetto in basso.
I due erano vicinissimi, la moglie avrebbe redarguito il marito e gli avrebbe dato una botta nella gamba sinistra senza però accorgersi di averlo ferito.
Un attimo dopo Bernardini avrebbe iniziato a lamentarsi, a urlare “Brucia! Brucia”, riferendosi alla ferita.
Così, insieme, sono usciti di casa per raggiungere l’auto e andare al pronto soccorso.

Arrivati nella piazzetta di Pian di Ponte il marito avrebbe fatto a tempo ad aprire lo sportello della vettura e accasciarsi sui sedili.
Maria a quel punto avrebbe realizzato la gravità della situazione: lo ha steso su di un fianco, ha tamponato immediatamente la ferita e chiamato i soccorsi.
Ma ogni tentativo di salvarlo è stato vano.
Nei prossimi giorni la difesa presenterà un’istanza al tribunale del riesame per chiedere la revoca della custodia cautelare in carcere in attesa che prenda il via il procedimento a suo carico.
La donna rischia una pena base che va dai 10 ai 18 anni.