Sarà una prima evento quella di Venerdì 23 ottobre, quando alle ore 20, nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, andrà in scena la prima rappresentazione assoluta di Romanzo criminale, la nuova opera lirica tratta dal celebre romanzo di Giancarlo De Cataldo, nata dalla commissione congiunta della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e della Fondazione Musica per Roma.
Un nuovo titolo che porta sul palcoscenico una delle storie più note della narrativa italiana contemporanea, affidandone la trasposizione musicale a Nicola Piovani, Premio Oscar per le musiche de La vita è bella, che firma la partitura e sale sul podio per dirigere l’Orchestra e il Coro del Maggio. La regia dello spettacolo è di Massimo Popolizio e il libretto di Giancarlo De Cataldo. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini. Le scene sono di Margherita Palli, i costumi di Silvia Aymonino, le luci sono curate da Pasquale Mari, la coreografia da Michele Abbondanza e le immagini da Jacopo Stoppa. La prima sarà trasmessa in prima serata su Rai3.
Seguiranno tre repliche fiorentine: domenica 25 ottobre alle ore 15.30, mercoledì 28 ottobre alle ore 20 e sabato 31 ottobre alle ore 17. Dopo le recite fiorentine l’opera sarà rappresentata nel 2027 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma. L’opera sarà trasmessa da Rai Cultura in prima serata su Rai 3 venerdì 23 ottobre, alle 21.20, la sera stessa della prima. La regia televisiva è di Claudia De Toma.
Dopo aver attraversato il mondo della letteratura con un libro divenuto di culto, il cinema con il film diretto da Michele Placido e la televisione con la serie in due stagioni diretta da Stefano Sollima, che ne hanno consolidato la notorietà presso un pubblico ampio e trasversale Romanzo criminale intraprende un nuovo percorso artistico e approda al teatro lirico. La nuova opera segna una tappa inedita nel percorso di una storia che ha saputo oltrepassare i confini del genere crime per entrare stabilmente nell’immaginario collettivo. Mettendo in relazione linguaggi e sensibilità differenti riunisce attorno a sé tre personalità di primo piano della cultura italiana. Pubblicato nel 2002, il romanzo di Giancarlo De Cataldo racconta l’ascesa e la caduta della Banda della Magliana, intrecciando le vicende dei suoi componenti con la storia italiana e con le zone d’ombra della vita politica e criminale del Paese. Con la trasposizione lirica, questa vicenda trova una nuova forma espressiva e si inserisce nel dialogo fra tradizione e contemporaneità che attraversa la storia del teatro musicale e caratterizza da sempre il percorso del Maggio Musicale Fiorentino. Non si tratta di trasferire semplicemente una storia già nota in un linguaggio diverso, ma di esplorarne le possibilità attraverso la musica e il teatro, restituendone la complessità in una nuova prospettiva artistica.
In scena un cast lirico di grandi interpreti per i personaggi a loro affidati: Vanessa Goikoetxea, che torna a distanza di un anno dal successo del Macbeth dello scorso ottobre, veste i panni di Patrizia, l’affascinante prostituta che fa da voce narrante della storia; il Dandi è interpretato da Anthony Ciaramitaro, il commissario Scialoja è Matteo Desole; Toni Nežić veste i panni del Terribile; Carlo Raffaelli è il Libanese; il Bufalo è interpretato da William Hernández; il Freddo da Alberto Petricca e Valentina Pernozzoli veste i panni della Madre del Libanese. Completano il cast, nella parte di Gemito Davide Zaccherini, mentre Una giovane prostituta è interpretata da Ilaria Monteverdi.
“Ero e sono fermamente persuaso che Romanzo criminale potesse essere una storia in grado di raggiungere il palcoscenico dell’opera lirica per poter parlare al pubblico di oggi – dice il sovrintendente Carlo Fuortes – la mia convinzione è che un’opera deve saper comunicare, coinvolgere ed emozionare. Romanzo criminale ha tutte queste caratteristiche; è sì una storia profondamente romana ma è anche universale: il racconto di ambizioni, passioni, tradimenti, destini che s’intrecciano con la storia e la memoria collettiva. Portare una vicenda contemporanea sulla scena dell’opera non è una novità e la grande tradizione del melodramma ce lo insegna con numerosissimi esempi. Per trasformare la vicenda ho pensato a una squadra d’eccezione: Giancarlo De Cataldo, autore del romanzo, che ne ha firmato il libretto portando sul palcoscenico l’anima e la forza dei suoi personaggi; Nicola Piovani che con la sua eccezionale versatilità e la sua rara sensibilità musicale sa dare voce alla complessità delle emozioni; e Massimo Popolizio, che con sua profonda conoscenza di Roma, la sua esperienza teatrale e il suo rapporto con questa vicenda, già interpretata sul grande schermo. ne facevano la figura ideale per firmare la regia”.
La partitura è affidata a Nicola Piovani, compositore e direttore d’orchestra la cui attività attraversa il cinema, il teatro e la musica da concerto. Vincitore del Premio Oscar nel 1999 per le musiche de La vita è bella di Roberto Benigni, Piovani ha sviluppato nel corso della sua carriera un linguaggio musicale capace di confrontarsi con differenti forme narrative e con una pluralità di generi. Romanzo criminale costituisce la sua terza opera lirica (dopo Amorosa presenza e Il labirinto di Creta) e lo vede impegnato sia nella composizione che nella direzione musicale.
“Progettare una nuova opera musicale è un’idea appassionante e gioiosa, ma piena di molti interrogativi e di un po’ di paura” ha affermato Piovani “Considero il teatro musicale una delle forme d’arte più alte inventate nei secoli dagli uomini. L’incrocio fra poesia, canto e azione scenica, coniugato con i colori dell’orchestra, ha per me un fascino celestiale e febbrile. Sono felice di aver accettato l’invito di Carlo Fuortes a lavorare nel glorioso Teatro del Maggio e mi fa oltremodo piacere che l’opera verrà anche rappresentata a Roma. Una trama forte e un librettista di valore sono precondizioni perché si possa costruire un’opera musicale e, in questo caso, ci sono tutte e due: Giancarlo De Cataldo, oltre che un grande romanziere, è un conoscitore appassionato d’opera col quale mi sono inteso al volo. Con lui poi c’è Massimo Popolizio che lavorato nel realizzare lo spettacolo, nel modo in cui io vorrei che tutti i registi lavorassero. Intraprendiamo questo viaggio teatrale insieme con molto entusiasmo, e l’entusiasmo spesso aiuta. Romanzo criminale è il titolo di un grande libro e di un grande film. Provare a farlo diventare un’opera all’altezza non sarà facile, ma le scommesse difficili mi affascinano”.Giancarlo De Cataldo torna così sul proprio romanzo con una prospettiva nuova: “Un’opera lirica tratta da Romanzo criminale è un sogno che si avvera. Grazie a Carlo Fuortes mi sono avvicinato al mondo dell’opera e ho iniziato a frequentarlo in punta di piedi: mi considero un neo-melomane; sapere che ora dal mio lavoro nasca addirittura un’opera lirica è una vera conquista. Mi sembra ‘spericolata’ l’idea di aprire una pista nell’opera e mi piace enormemente farlo con Nicola Piovani e di farlo al Maggio Fiorentino. Il Teatro del Maggio è inoltre il luogo dove, come dice Fuortes, da sempre “la tradizione del nuovo” è la sua cifra distintiva, dove la sperimentazione e le contaminazioni tra le arti hanno casa e dove un progetto simile può dunque prendere corpo con concretezza e credibilità.
Parlando dell’impianto narrativo voglio dire che l’opera non è un ‘racconto politico’: non ci saranno i grandi eventi storici che accompagnano le vicende della Banda ma della storia originale sopravvive il nucleo forte. A raccontare la loro storia è Patrizia, bellissima prostituta che incarna l’eterno spirito della città di Roma, unica vera regina in un mondo di strada che logora un re dopo l’altro. L’opera è in italiano, a parte poche concessioni: lo slogan “Stecca para pe’ tutti”, che coincide con l’atto fondativo della banda, e il “fero”, cioè il ferro, la pistola; lo strumento senza il quale non può esserci scalata. Per il resto domina l’italiano, una scelta stilistica precisa”.La regia è firmata da Massimo Popolizio, attore e regista fra i più autorevoli del teatro italiano, da tempo impegnato nella direzione di testi classici e contemporanei che ha inoltre interpretato la figura del Terribile nel film del 2005: “Il percorso di Romanzo criminale, per me, ha qualcosa di davvero singolare. Lessi il romanzo anni fa e non avevo idea che, qualche tempo dopo, avrei partecipato al film interpretando il Terribile, uno dei primi antagonisti della Banda. Romanzo criminale diventa un’opera lirica che debutta al Maggio Musicale Fiorentino di cui io sono il regista. Ogni volta che un’opera letteraria passa da un linguaggio a un altro inevitabilmente si trasforma. L’opera ha e deve trovare, soprattutto per questo titolo, una propria necessità teatrale. Quando si mette in scena Mozart o Verdi si può decidere di rappresentare l’opera ambientandola nella sua epoca oppure no. In Romanzo, invece, una pistola è una pistola. Un coltello è un coltello. Non c’è la spada: non sto trasferendo qualcosa di ‘antico’ nel presente o qualcosa che appartiene a un’altra epoca. Siamo nel contemporaneo e, dal punto di vista della regia, questo rende tutto più difficile. La trappola, infatti, sta proprio nella violenza e nella pistola: c’è il rischio di rappresentare dei «cattivi che fanno i cattivi». In breve: una violenza che si mette in mostra per far vedere quanto è violenta e questo va assolutamente evitato. Qui bisogna essere cattivi, seri e non seriosi: la storia va presa sul serio senza retorica. Sto cercando di portare i personaggi verso una dimensione teatrale più epica, senza trasformarli in caricature. In tutto questo Roma deve rimanere una spettatrice e, allo stesso modo, anche la cronaca di quegli anni deve passare sopra alle vicende della Banda della Magliana. Questa è una scelta, però, che è stata fatta prima di me nel libretto e nella musica: il punto di vista di Romanzo si è sempre stretto interamente sui personaggi, non ha mai preso in considerazione il contesto come vera parte integrante della storia. È un equilibrio molto preciso. Il romanzo, come il film, la serie e, soprattutto, l’opera devono raccontare tanto in poco tempo e, per questo, bisogna fare delle scelte. Con la costumista Silvia Aymonino, per esempio, abbiamo deciso di raccontare gli anni in cui sono ambientate le vicende, ma senza dare un riferimento preciso e fermo: si deve riconoscere quel mondo – la giacca di pelle, i jeans, certe silhouette – ma il look non deve diventare protagonista.