Pezzi di vetro insanguinati attorno al cadavere, sono la chiave per capire cosa è accaduto nel piazzale dell’ospedale San Donato di Arezzo all’alba di sabato.
Le ferite
E’ lì che è stato trovato morto un uomo di 40 anni, con il suo corpo in una pozza di sangue. Presentava diverse ferite alle braccia, sulla pancia e al collo. Ferite che potrebbero essere compatibili con la parte tagliente di quei pezzi di vetro.
Le indagini
Ma le indagini dei Carabinieri dopo l’inchiesta aperta dalla procura proseguono, anche perché a questo quesito se ne aggiungono molti altri, ancora in attesa di una spiegazione. Per fare chiarezza sarà decisiva l’autopsia sul corpo del quarantenne in programma giovedì 17 settembre
Ipotesi dissanguamento
A due giorni dal ritrovamento del cadavere l’ipotesi che si fa strada è però quella di un atto autolesionistico, come lo definiscono gli investigatori. Un suicidio: se questa pista si rivelasse fondata e se tutti gli elementi che emergeranno dall’autopsia dovessero convergere, il quarantenne potrebbe essersi procurato volontariamente quelle ferite e la morte potrebbe essere sopraggiunta per dissanguamento. Lo si pensa per il tipo e il numero di ferite riscontrate sul cadavere.
I dubbi restano
Secondo quanto è emerso nelle ricostruzioni di queste ore, il quarantenne avrebbe sofferto di una condizione depressiva e il giorno della sua fine, sarebbe stato accompagnato in ospedale per una serie di controlli. Non è chiaro, tuttavia, come e perché qualche ora dopo, sia uscito dall’hub dell’emergenza e si sia diretto proprio nell’area di sosta riservata al personale sanitario, a ridosso del parco del Pionta dove poi è stato rinvenuto cadavere. I dubbi, dunque, restano. Almeno per ora