25 anni di lunga attesa

Tre grandi quadri ritornano a casa, nel Chianti

L'obiettivo è fare in modo che le opere tornino ad essere patrimonio della comunità per sempre.

Tre grandi quadri ritornano a casa, nel Chianti

Opere del tre e quattrocento fiorentino sono tornate a casa, nel Chianti, a Castellina, nel loro contesto d’origine. E qui rimarranno fino a gennaio prossimo 2027 dopo un lungo periodo, ben 25 anni, rimaste invece nei depositi, lontane da occhi che le potevano ammirare. Ora sono visibili a tutti, con i loro colori, i loro paesaggi, le loro storie. Adesso sono visibili grazie all’esposizione “Ritorno nel Chianti. Dipinti del XIV e XV secolo”.  Per il dopo mostra si sta già lavorando. Obiettivo, la stabilizzazione a Castellina. Per un motivo semplice e lungimirante: fare in modo che queste opere tornino ad essere patrimonio della comunità per sempre.

Tutto parla di storia e del rapporto tra Firenze e Siena. C’è una tempera su tavola del XV secolo, La Madonna col Bambino e i santi Biagio, Caterina d’Alessandria, Agnese e Agostino di Bicci di Lorenzo, esponente di una delle principali botteghe familiari fiorentine, originariamente presso la Pieve di Sant’Agnese (che risale al 1000) e poi rimasta per 25 anni nei depositi della Pinacoteca di Siena. Stesso destino per l’altra tempera su tela quattrocentesca, ovvero La Madonna col Bambino e i santi Giorgio e Francesco di Cosimo Rosselli che originariamente trovava posto nella Chiesa di San Giorgio in Piazza, edificio di origine romanica consacrato nel 1084, situato nella frazione La Piazza del comune di Castellina. Rosselli è stato allievo dal maggio 1453 all’ottobre 1456 di Neri di Bicci, per poi passare al seguito di Alesso Baldovinetti. Si ipotizza che abbia poi lavorato anche con Benozzo Gozzoli. E poi la trecentesca Crocifissione coi Dolenti e San Francesco di Niccolò di Pietro Gerini, anche in questo caso una tempera su tavola che originariamente aveva collocazione a Gaiole in Chianti, nella Pieve di San Sigismondo, ovvero la chiesa più importante di Gaiole.  L’opera è data 1390-1395 circa, Gerini è stato un prolifico seguace del revival della scuola giottesca di fine secolo.

L’esposizione arriva dopo cinque mesi di restauro, molto attento, grazie al lavoro e alla cura della restauratrice Monica Mancini, e allo studio condotto dalle storiche dell’arte Nicoletta Matteuzzi, Lucia Bencistà e Annarubina Cateni.  I dipinti avevano uno strato di sporco ed erano interessati in alcuni punti da attacchi di tarli. Ciascuna tavola aveva poi necessità specifiche. La Crocifissione di Niccolò di Pietro Gerini da Gaiole in Chianti ha avuto bisogno in particolare di un consolidamento delle componenti lignee della cornice. Sulla Madonna col Bambino e santi di Bicci di Lorenzo sono stati fermati i sollevamenti di colore.  Su due opere è stato necessario anche rimuovere uno strato di vernice ossidata da interventi passati per ridare una migliore visibilità ai delicati colori della superficie pittorica”.

“Sono davvero molto onorato e il mio grazie va davvero a tutti coloro che hanno contribuito a realizzare questa serata – ha detto il sindaco di Castellina in Chianti Giuseppe Stiaccini – Le opere danno anche valore alla Sala Consiliare che diventa così un qualcosa di davvero unico nel territorio. Rimarranno qui, in sala consiliare, perché gli abitanti di Castellina lo vogliono. Il Chianti è una perla artistica, culturale, ambientale. Noi vogliamo recuperare un senso di identità culturale che ci fa sentire sempre più comunità e la nostra capacità di riconoscerci”.