Una scritta inneggiante a Mario e Desdemona, i nomi del brigatisti Galesi e Lioce, è apparsa nel cimitero di Tuoro sul Trasimeno, il centro umbro dove viveva Emanuele Patri, il sovrintendente della polizia ucciso in occasione della cattura della donna mentre l’uomo morì nel conflitto a fuoco.
Sono in corso indagini da parte dei carabinieri per risalire a chi l’ha fatta e se ci sia un effettivo collegamento con i due esponenti dell’eversione.
La frase è stata trovata il 30 maggio scorso sul muro di una cappella. Tracciata con un pennarello nero.
Petri non è comunque sepolto in quel cimitero, ma in un altro della città. Venne ucciso all’età di 48 anni dalle Brigate Rosse il 2 marzo 2003 mentre era in servizio su un treno interregionale Roma-Firenze. L’intervento portò all’arresto della Lioce e al sequestro di documenti poi risultati decisivi nell’indagine sulle cosiddette nuove Brigate rosse.
“Sono tornata indietro di 23 anni”, ha commentato Alma Petri, vedova del sovrintendente della polizia ucciso nel conflitto a fuoco che portò alla morte del brigatista Mario Galesi e all’arresto di Nadia Desdemona Lioce. “È un fatto inquietante – ha sottolineato ancora Alma Petri – come se il tempo non fosse mai passato. Che rende ancora più forte il dolore mai sopito per la morte di Emanuele”.