Gli operatori sanitari sono sempre più esasperati e per questo pronti a scendere ancora una volta in piazza per protestare e chiedere maggiori controlli a tutela della loro incolumità: è un clima di altissima tensione quello che si percepisce nell’ambiente, a causa delle sempre più frequenti aggressioni, che fanno ormai notizia solo quando succede qualcosa di molto grave e poi puntualmente finiscono nel dimenticatoio: questo in sintesi l’umore che si percepisce.
La situazione più critica è per chi lavora nei pronto soccorso o nei presidi dedicati alla salute mentale: ogni giorno andare a lavoro vuol dire fare i conti con insulti e minacce o aggressioni più gravi nei casi peggiori.
In pochi giorni da Firenze a Prato si sono moltiplicati gli episodi gravi nei presidi sanitari. Solo tre giorni fa un infermiere ha rischiato la vita nel centro di salute mentale di Sesto Fiorentino, quando un paziente lo ha aggredito puntandogli un pezzo di vetro alla gola.
La settimana scorsa la sparatoria al pronto soccorso di Prato dopo il tentativo di fuga di un uomo in arresto. Prima ancora è toccato a un infermiere della Rems di Empoli, preso a calci e pugni. Non si può più parlare di casi straordinari e ora i sindacati stanno valutando se portare la protesta in piazza da settembre.
Se da una parte manca il personale, dall’altra le strutture sono inadeguate. L’unico provvedimento che è stato preso è l’installazione delle telecamere, ma ormai non fa neanche più da deterrente, serve solo a ricostruire l’aggressione dopo che c’è stata. Il punto centrale è che servono persone che possano intervenire, e soprattutto è necessario prevenire; i sindacati avevano anche proposto, in caso di pazienti arrestati o in stato di fermo, accessi differenziati e percorsi diversi all’interno dell’ospedale.
C’è poi un problema particolare sulla salute mentale, soprattutto nelle aree più periferiche: i pazienti sono ospitati in spazi totalmente inadeguati. Per non paralere delle doppie diagnosi, con pazienti sia psichiatrici che tossicodipendenti, soggetti complessi che non possono rimbalzare tra le due specialistiche ma per cui servono soluzioni e luoghi dedicati. Insomma Sulla salute mentale si è fatto poco in passato e gli effetti si vedono. Non a caso anche l’assessora Monia Monni ha detto che sarà una delle priorità del suo mandato.