La mattina del 4 novembre di 60 anni fa i fiorentini si svegliarono bruscamente e con il terrore addosso: l’Arno stava invadendo e distruggendo la città, portandosi via vite umane e pezzi di storia. A distanza di 6 decenni, quel rumore sordo, quell’odore di fango resta ancora impresso nella memoria di chi può ancora raccontarlo. Una cicatrice che pulsa ancora, quando torna a piovere forte.

Oggi la città si ferma di nuovo davanti a quell’Arno che si trasformò in un mostro spaventoso di fango e nafta. Ospite d’onore il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che incontrerà gli Angeli del Fango. Dieci anni fa il Capo dello Stato aveva sfogliato nell’auditorium de La Nazione le pagine storiche della mostra “L’Arno straripa a Firenze”.

Il bilancio fu tragico: 36 vittime, decine di dispersi, oltre 1.500 capolavori distrutti dall’acqua, il Cristo ligneo di Cimabue a Santa Croce straziato dal limo, un milione di volumi affogati nei depositi della Biblioteca Nazionale. E ancora le botteghe, le case, gli artigiani che in pochi attimi hanno visto sparire tutto il lavoro di una vita.

Eppure, anche se sembrava che il mondo stesse crollando, nonostante il terrore per quello che stava accadendo, arrivarono in migliaia, giovanissimi, da ogni angolo d’Italia e del pianeta, armati di stivali di gomma e a mani nude per mettere in salvo frammenti di vita quotidiana. Furono battezzati “angeli del fango”.

La giornata delle celebrazioni solenni si è aperta alle 9 nella basilica di Santa Croce, dove il cardinale Gualtiero Bassetti ha celebrato la messa in suffragio; alle 10.15 un corteo sul ponte alle Grazie per la deposizione di una corona nelle acque del fiume. Alle 11.45, al piazzale Michelangelo, alla presenza del Capo dello Stato, delle massime autorità e dei reparti schierati, le commemorazioni si intrecciano con la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, tra l’aviolancio con il tricolore di un paracadutista della Brigata “Folgore” e il doppio passaggio delle Frecce Tricolori nel cielo della città.

Il momento istituzionale più solenne alle 16.30 nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, dove Mattarella prenderà parte alla cerimonia che “sarà un momento – ha sottolineato Funaro – per ricordare il passato, ma anche per ricordare la vocazione internazionale della nostra città e quanto la nostra città puo’ smuovere nel momento in cui si attiva”. Sempre a Palazzo Vecchio inaugurazione alle 18 della mostra Firenze per il mondo, il mondo per Firenze in Sala d’Arme. Un omaggio a una città che da quale fango ha saputo, ancora una volta, rinascere.