Primi esiti dell'autopsia

Lorena era ancora viva quando è stata buttata giù dal viadotto

Lesioni mortali compatibili con la caduta da 25 metri. La verità in quattro smartphone sequestrati per svelare il piano dell’ex

Lorena era ancora viva quando è stata buttata giù dal viadotto

Federico Vella ha buttato giù dal viadotto dell’A1 la ex Lorena Isceri, quando era ancora viva. Queste le prime indiscrezioni che trapelano dall’esame esterno e dalla Tac sulla salma di Lorena; l’autopsia sul corpo della 45enne è iniziata nel pomeriggio di lunedì 7 settembre all’istituto di medicina legale di Careggi.

Per una valutazione più completa e definitiva tuttavia si dovrà attendere la relazione del medico legale Beatrice Defraia, nominato dal sostituto procuratore di Firenze, Antonio Natale. Ci vorranno circa 90 giorni.

I quesiti del sostituto procuratore Antonio Natale al medico legale sono quelli di rito: stabilire le cause della morte; tuttavia in una vicenda già piuttosto chiara nella dinamica e nelle responsabilità, l’intenzione degli inquirenti è ricostruire i fatti nella loro completezza, e capire se Lorena fosse stata uccisa prima di essere gettata nel vuoto o se è stata la caduta a provocarne la morte, era l’unico elemento che mancava. La scena drammatica è stata ripresa da una videocamera dell’autostrada: Vella avrebbe spinto Lorena da sotto il guard rail, lei sarebbe stata priva di sensi, ma ancora in vita.

Quasi in contemporanea è iniziato l’esame autoptico anche sul cadavere di Federico Vella, ma per il 36enne sono stati anche chiesti accertamenti di natura tossicologica; l’obiettivo è chiarire se fosse alterato da farmaci, droghe o anabolizzanti stupefacenti. Nelle ultime il TgR Toscana ha diffuso un intervista allo psichiatra presso cui era in cura, sembra da 15 anni, Vella: il profssionista ha dichiarato che il 36enne non aveva mai lasciato trapelare segni allarmanti o che lasciassero presagire l’atrocità che ha commesso giovedì 3 settembre. E’ però emerso che lo psichiatro lo aveva visto circa una settimana fa, tre giorni prima che tendesse l’agguato nel garage di Lorena per poi ucciderla.

Le autopsie sono effettuate, per motivi tecnici, nell’ambito di un fascicolo aperto per sequestro di persona a fini di omicidio aggravato dalla premeditazione: Vella nei giorni precedenti all’omicidio sarebbe stato avvistato nei dintorni dell’abitazione di Lorena, nei pressi del garage, dove lo scorso 3 settembre l’ha aggredita. Il 36enne avrebbe dunque effettuato dei sopralluoghi per studiare nei dettagli l’agguato alla ex, che si è consumato dopo circa due ore l’acquisto fatto in un negozio di Novoli: l’occorrente per immobilizzare Lorena e il nastro adesivo per “accecare” le fotocellule del cancello e farlo rimanere aperto per scappare con la macchina di Lorena, tramortita e immobilizzata con le fascette dentro il bagagliaio del Suv.

Nel corso della mattina, Vella avrebbe chiamato ben cinque volte la madre di Lorena, più volte bersaglio delle sue richieste morbose nei confronti della ex: la donna però per tutte e cinque le volte non ha risposto; Vella allora le ha inviato due messaggi. Il primo: “Sei perfida”. E dopo averla uccisa: “Tua figlia è morta”. Gli inquirenti stanno ricostruendo il profilo della coppia (anche passando al setaccio i quattro cellulari sequestrati). Lorena aveva paura. I parenti, le amiche, le avevano consigliato di denunciarlo ma lei “non voleva danneggiarlo”, o forse aveva paura che una denuncia lo avrebbe ulteriormente incattivito. Il rapporto tra i due era degenerato fino alla rottura definitiva i primi di agosto, quando Lorena scopre un presunto tradimento di Vella.

Dopo gli accertamenti medico legali la salma di Lorena sarà restituita alla famiglia e poi partirà alla volta di Squinzano, in Salento, dove mercoledì o giovedi si celebreranno i funerali”.

Negli accertamenti il pm Antonio Natale ha disposto la copia forense dei tre cellulari sequestrati per ricostruire attraverso telefonate e messaggi cosa è avvenuto nelle settimane precedenti l’efferato omicidio.