Lo sciame sotto la lente dell'Università

Terremoto nel pisano, il precedente? nel 1846

Nelle ore successive alla scossa principale sono state registrate una decina di repliche di magnitudo inferiore, tutte concentrate nella stessa piccola area

Terremoto nel pisano, il precedente? nel 1846

Il gruppo di Sismologia dell’Università di Pisa ha completato l’analisi dell’evento sismico e di alcune sue repliche avvertite distintamente dalla popolazione della Provincia di Pisa nella mattinata di martedì 4 agosto 2026. L’evento principale si è verificato alle ore 10:15 locali, localizzato pochi chilometri a sud-ovest di Pisa, in prossimità della costa, a una profondità ipo-centrale di circa 9 km. Rispetto alle zone sismicamente più attive del Paese, questo evento – fanno sapere dell’Università – è avvenuto in un’area che non ha ospitato in passato terremoti di magnitudo particolarmente elevata. L’unica eccezione di rilievo è il terremoto di Orciano Pisano del 14 agosto 1846, che con una magnitudo stimata di Mw 6.0 resta ad oggi l’evento più forte dell’area, almeno tra quelli conosciuti.

La localizzazione della sequenza è stata ottenuta con tecniche avanzate, che usano direttamente la forma d’onda e non richiedono la lettura manuale dei tempi di arrivo, mentre il meccanismo sorgente dell’evento principale è stato determinato attraverso l’inversione delle forme d’onda registrate dalle stazioni sismiche situate entro 120 km dall’epicentro. Il risultato di questa analisi ha permesso di stimare la magnitudo momento di Mw 4.1 e un meccanismo focale di tipo normale con una piccola componente trascorrente. Un comportamento del tutto coerente con quanto già noto per questa area della Toscana. L’evento del 4 agosto va quindi letto come l’attivazione di una struttura distensiva sepolta al di sotto della pianura pisana, a profondità di circa 8 km.

Un’osservazione interessante riguarda la geometria del cluster: gli ipocentri si dispongono lungo una fascia leggermente allungata in direzione all’incirca N–S, orientazione compatibile con il secondo dei due piani nodali. Il numero limitato di eventi non consente però di discriminare in modo univoco il piano di faglia: solo l’analisi delle repliche nei prossimi giorni, con tecniche di localizzazione relativa, potrà chiarire quale delle due superfici si sia effettivamente attivata.

Nelle ore successive alla scossa principale sono state registrate unadecina di repliche di magnitudo inferiore, tutte concentrate nella stessa piccola area e alla stessa profondità. Si tratta di un’evoluzione ordinaria per una sequenza di questo tipo. Il gruppo di Sismologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa prosegue con il monitoraggio della sequenza sismica Nell’area epicentrale il numero di stazioni sismiche disponibili è limitato, e questo rende difficile individuare e localizzare con i metodi tradizionali le scosse più piccole, che pure sono di gran lunga le più numerose e forniscono informazioni preziose. Per superare questo ostacolo i sismologi di Unipi applicheranno dei metodi di analisi innovative, sviluppate proprio all’interno del gruppo ri ricerca di Sismologia, che permettono di ricostruire la posizione di questi piccoli terremoti anche quando le stazioni disponibili sono pochissime. L’obiettivo è ottenere una ricostruzione molto più dettagliata e completa dell’intera sequenza, utile a definire con maggiore precisione la geometria della struttura tettonica che l’ha generata.