L’allarme è arrivato anche in Toscana, perché i primi effetti sugli scaffali si stanno iniziando già a vedere: partite dal Mezzogiorno, le proteste degli autotrasportatori con il blocco dei tir per il caro carburante, hanno ridotto significativamente l’afflusso di merci anche al Nord: a mancare di più sono soprattutto uva, agrumi, melanzane, peperoni, prodotti caseari, pesce: sono questi gli alimentari che rischiano di mancare anche in Toscana.
A lanciare l’allarme Fiesa Confesercenti, confermato da Confcommercio Toscana. Se la situazione non si sblocca rapidamente, nei prossimi giorni potrebbe aggravarsi; oltre alle carenze sugli scaffali, va da sé che l’altro effetto è l’aumento dei prezzi all’ingrosso, che si sta già verificando e che rischia di avere ripercussioni su attività commerciali e consumatori.
Intanto il governo si sta impegnando a sbloccare oltre 1 miliardo di euro per gli autotrasportatori, ma nonostante il giudizio positivo espresso dalle associazioni del trasporto su gomma, la tensione rimane alta.
Da giorni molti supermercati anche in Toscana hanno segnalato con note e cartelli un “peggioramento progressivo degli approvvigionamenti”, con “criticità” e “scorte in esaurimento nei magazzini dei negozi”. Gli scaffali non sono ancora vuoti, ma il protrarsi delle proteste potrebbe presto causare carenze.
I supermercati si stanno anche impegnando a non sostituire i prodotti italiani mancanti con importazioni dall’estero. La Toscana per ora si sta difendendo con le ricche produzioni locali, se mai il problema potrebbe presentarsi qualora le proteste dovessero protrarsi molto a lungo. L’auspicio è dunque che una soluzione soddisfacente arrivi prima possibile.