Nominato un commissario

Peste suina africana, allarme Consorzio: “Cinta Senese rischia di sparire”

'Dal 2024 chiediamo di costituire nucleo di riproduttori in un luogo isolato e protetto'

Peste suina africana, allarme Consorzio: “Cinta Senese rischia di sparire”

La diffusione della Peste suina africana in Toscana mette seriamente a rischio la sopravvivenza della Cinta Senese, una delle razze suine autoctone più antiche e rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano. Questo l’allarme del Consorzio di tutela della Cinta senese dop dopo i recenti casi di positività riscontrati anche negli allevamenti suini della regione.

Il primo focolaio è stato individuato a Comano, in provincia di Massa Carrara, mentre nei giorni scorsi due suini rinvenuti morti in un allevamento di San Marcello Piteglio (Pistoia), sono risultati positivi al virus.

Una situazione “che conferma l’avanzamento dell’emergenza e rende sempre più concreto il pericolo per gli allevamenti di Cinta senese”.

La Cinta senese viene allevata prevalentemente allo stato brado o semibrado. Gli animali vivono quotidianamente all’aperto e si alimentano principalmente attraverso il pascolamento. Questa caratteristica, fondamentale per la qualità e l’identità della produzione, rende tuttavia molto più complesso garantire una separazione completa dalla fauna selvatica e, in particolare, dai cinghiali.

Molti allevamenti sono inoltre localizzati in territori collinari, montani e marginali, spesso caratterizzati da un’elevata densità di fauna selvatica. In queste condizioni, anche applicando rigorosamente le misure di biosicurezza all’interno delle aziende, risulta estremamente difficile eliminare ogni possibile rischio di contatto, diretto o indiretto, con il virus. Spiega Nicolò Savigni, presidente del Consorzio di tutela della Cinta senese dop: “Dal 2024 chiediamo alle istituzioni di costituire un nucleo di riproduttori in un luogo isolato e protetto. Il tempo dei rinvii è finito: servono decisioni immediate per salvare la razza e le aziende della filiera”.

Intanto nelle scorse ore il presidente della Regiona Toscana Eugenio Giani ha deciso di nominare un commissario straordinario per gestire l’emergenza: una malattia che non si manifesta normalmente nell’Unione europea e che non appena individuata richiede l’adozione immediata di misure di eradicazione.

“Ho deciso di provvedere a questa nomina – commenta il presidente della Toscana, Eugenio Giani., perché l’attuale situazione, considerato il numero dei casi e la tipologia, necessita di un’attenzione specifica per monitorare la diffusione della malattia e coordinare gli interventi per eradicarla e proteggere settori importanti della nostra economia”

Il commissario toscano sarà il medico veterinario dell’Asl Toscana Sud Est Giorgio Briganti, direttore del dipartimento di prevenzione territoriale.  Con la nomina è stata istituita anche una cabina di regia, composta – oltre che dal commissario – dal funzionario della Regione che si occupa della ecopatologia della fauna selvatica, dai medici veterinari della struttura  e dai dirigenti  dal dirigente competenti in materia di produzioni zootecniche, attività faunistico venatorie, forestazione e agroambiente, dai direttori dei servizi veterinari delle Asl e dai rappresentanti legali dei Consorzi di tutela Carne di cinta senese Dop, Finocchiona Igp, Prosciutto Dop e Associazione regionale allevatori della Toscana.

La peste suina africana è sicuramente presente in Toscana nel cinghiale ormai da due anni: la prima rilevazione risale al luglio 2024. Fino ad un mese fa i territori interessati dalla presenza della malattia erano solo la Lunigiana e la Garfagnana. Nell’ultimo mese la situazione si è particolarmente aggravata.

Inoltre, sempre nell’ultimo mese, per la prima volta la malattia ha coinvolto il suino domestico. Il virus è stato attestato su alcune carcasse morte. Un primo caso, a fine giugno, ha riguardato in un piccolo allevamento nel comune di Comano, in provincia di Massa Carrara: quindici sono stati i suini domestici coinvolti. La settimana scorsa un secondo caso c’è stato in un allevamento nel comune di San Marcello Piteglio, nel pistoiese, che conta un centinaio di suini di cinta senese. Gli animali sono stati abbattuti, così come altri cento suini di cinta senese in un allevamento nel comune di Sambuca, epidemiologicamente correlato con l’altro.

Tutte le misure sono state prese di comune accordo con il commissario nazionale alla peste suina e con l’unità di crisi nazionale, prontamente convocata dal Ministero sia per Comano sia per San Marcello Piteglio.

Per le persone non ci sono comunque pericoli. La peste suina africana non è una zoonosi, ovvero non si trasmette all’uomo, ma colpisce esclusivamente i suini, selvatici (cinghiali) e domestici. Per questo non comporta alcun rischio per la salute dei cittadini. Resta in ogni caso massima l’attenzione per la tutela del patrimonio zootecnico regionale