Stanno destando grande preoccupazione i sempre più numerosi scambi di messaggi nelle chat tra studenti e sui social che parlano di proteste, ma non solo, in corso di organizzazione in molte città di Italia, tra cui spiccano anche Firenze, Pisa e Lucca.
E’ ancora prematuro dire se queste organizzazioni porteranno avanti le azioni dichiarate nero su bianco, certo è che alcuni messaggi destano allarme per il loro contenuto: alcuni sono inquietanti; tutti sono concentrati sull’organizzazione di “azioni“, come le proteste contro il carovita, ma a preoccupare sono i messaggi su presunte violenze in preparazione (come stupri) e la preparazione di disordini sulla scia di quanto avvenuto a Milano e in altre città.

In poche ore i messaggi sono rimbalzati sul migliaia di smartphone: centinaia di segnalazioni sono arrivate alla Digos e alla Polizia postale, che ora lavorano per “capire quanto ci sia di reale e di organizzato”.
Le recenti e diffuse manifestazioni contro il carovita, esaltate dai media soprattutto quando sono avvenuti scontri e saccheggi, hanno fatto da catalizzatore alla rabbia sociale che covava ormai da molto tempo, ma che fino ad ora non era mai sfociata in azioni di questo tipo.
Un dissenso che non ha una vera e propria guida, ma che è riuscio a farsi strada sul territorio in modo autonomo, fino a raggiungere anche la Toscana.

Il Movimento 17 ottobre, che si definisce “non strutturato” e “nato per prendere iniziativa”, ha una sua ramificazione fiorentina.
Si parlano su Telegram e altre chat di messaggistica e hanno convocato un’assemblea a Porta al Prato per arrivare a una manifestazione con concentrazione da Santa Maria Novella sabato 24 ottobre alle 15. Rivendicano la “fluidità come strategia” e la “sfiducia nelle strutture politiche classiche”.
Secondo la Digos a Pisa l’organizzazione della protesta “sembrerebbe per il momento più un sondaggio sull’effettiva possibilità di emulare Milano”: nelle chat il denominatore comune è la confusione e “il rumore”, ma per il momento poca organizzazione, ma la possibilità della protesta è concreta, e a confermarlo è il fatto che la Digos sta lavorando sia sul monitoraggio dell’ordine pubblico che nel predisporre uomini e mezzi necessari in caso di emergenza.
A Lucca l’organizzazione è più classica con volantini già affissi in città: corteo contro il carovita di guerra convocato da alcune sigle locali; l’appuntamento è per sabato 24 in piazza San Michele alle 8,30.
Nelle prefetture in questi giorni ci sono state diverse riunioni dei Comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica per garantire una gestione tranquilla e monitorata. E sono in allerta anche le associazioni di soccorso, per prepararsi a gestire eventuali emergenze.
A preoccupare c’è una serie di screenshot di cui uno che rimanda a un account Instagram con un migliaio di follower e un solo post pubblicato: un video con immagini di una rivolta cittadina cittadino e la scritta “24 ottobre si scende tutti a Pisa per la rivolta, rimanete tutti attivi”.
Negli altri screenshot, alcuni probabilmente costruiti ad arte o creati con l’intelligenza artificiale, si annuncia l’arrivo di centinaia di ragazzi da fuori regione (Bologna, Milano) , armati, pronti a picchiare e stuprare. Non manca una lista di nomi femminili presi di mira dal branco.
La Digos sta indagando per capire da chi siano partiti questi messaggi e screenshot e che cosa ci sia di vero: finora si sono rivelati del tutto infondati, ma è chiaro che non possono essere ignorati.
Il rischio è che con la scusa delle proteste, nei gruppi organizzati, che magari sono pure pacifici, si infiltrino persone pericolose: stiamo parlando anche di incel, uomini che si definiscono incapaci di avere relazioni sentimentali o sessuali e che spesso attribuiscono questa condizione alle donne o alla società, sviluppando risentimento e ideologie misogine.
Alcuni docenti hanno raccontato di aver ricevuto messaggi da ragazze impaurite che chiedono rassicurazioni. Diversi presidi hanno segnalato i messaggi alle forze dell’ordine.
Le verifiche fin qui condotte non hanno trovato riscontro. Molti dei messaggi erano decontestualizzati e tutti erano privi di agganci alla realtà.
Il rischio di questo caos è che vengano offuscate le cause reali del malessere che stanno agitando le proteste da Sud a Nord: emarginazione sociale, rincari, disoccupazione, tagli al welfare.