La Toscana traccia una strada finora inesplorata nel panorama nazionale e diventa la prima regione in Italia ad approvare una legge che sostiene finanziariamente il social freezing, ovvero la crioconservazione degli ovociti. Il Consiglio regionale ha dato il via libera definitivo alla norma, introducendo un contributo economico pubblico pensato per garantire alle donne una maggiore libertà nelle proprie scelte riproduttive e di vita.
L’agevolazione prevede un sostegno economico che può arrivare fino a un massimo di 3.000 euro a persona. Il contributo è destinato alle donne di età compresa tra i 25 e i 39 anni con un ISEE familiare entro la soglia dei 30.000 euro. L’impegno finanziario messo in campo prevede una copertura iniziale di 50.000 euro per il 2026, destinata a crescere fino a 250.000 euro all’anno per ciascuno dei due anni successivi, il 2027 e il 2028.
Nonostante il valore simbolico di questo primato, l’approvazione del provvedimento ha acceso un vivace scontro all’interno del Palazzo del Pegaso. Se da una parte la maggioranza di centrosinistra ha sostenuto con forza il testo, dall’altra l’opposizione di centrodestra – rappresentata da Fratelli d’Italia e Forza Italia – ha espresso un no compatto, affiancata dalle critiche dei movimenti pro-vita. Al centro delle obiezioni, l’opportunità di destinare risorse pubbliche a questa pratica anziché prioritizzare il contrasto alle liste d’attesa sanitarie o il sostegno alla casa per le giovani coppie.
Il percorso della legge ha portato alla luce anche profonde crepe nel campo della maggioranza, evidenziate dall’astensione della presidenza del Consiglio regionale, la decisione di non votare da parte del Movimento 5 Stelle e l’assenza di alcuni consiglieri. La Toscana si posiziona così all’avanguardia sul tema dei diritti e della fertilità, pur lasciando aperto un acceso dibattito politico sulle priorità della spesa pubblica e sui modelli di contrasto alla denatalità.