A Bruxelles, giovedì 3 settembre 2026, si solleva un allarme preoccupante per quanto riguarda la relazione tra esportazioni e Intelligenza Artificiale: la stragrande maggioranza degli Agenti AI diffusi sul mercato ignorano completamente il nostro comparto produttivo e manifatturiero.
“Tutto questo accade – spiega Francesco Torselli, parlamentare europeo di Fratelli d’Italia – ECR – mentre l’Europa continua a interrogarsi e a produrre valanghe di regolamenti per evitare che, in un non meglio precisato futuro, l’IA danneggi i nostri mercati. Il tema è che se oggi si parla di Intelligenza Artificiale guardando al futuro, in realtà si ha già perso: l’IA non è il futuro, è il presente”.
L’impatto delle risposte sui marchi italiani
“Se chiedo a ChatGPT, Gemini o Claude di indicarmi i migliori produttori al mondo, per esempio, di borse, la probabilità che venga indicato un grande marchio globale del lusso è di circa il 73%, mentre per un marchio di settore intermedio è del 44,5%. La probabilità che venga indicato l’artigiano, la manifattura o l’azienda italiana è praticamente pari a zero”, prosegue Torselli.
I rischi per l’export negli Stati Uniti e in Germania
“Se prendiamo a riferimento Stati Uniti e Germania, ossia il primo e il secondo mercato di sbocco per l’export italiano, notiamo che il 44% degli americani usa quotidianamente l’IA, così come il 64% dei giovani tedeschi. Questo significa che, prima di acquistare un prodotto, questi utenti chiederanno un consiglio agli Agenti AI. Se i brand italiani non vengono menzionati, perdiamo mercati fondamentali nel silenzio della burocrazia”.
La richiesta d’intervento alla Commissione Europea
“Per questo motivo – conclude l’esponente politico di FdI – chiederemo all’Unione Europea di verificare se, alla luce dell’allarme del Sole 24 Ore, i principali Agenti AI distribuiti sul mercato europeo stiano escludendo dalle loro ricerche le aziende e i brand italiani. In tal caso, chiederemo alla Commissione di agire immediatamente”.