Falsamente certificati DOP e IGP. Inizia così il bilancio dell’operazione “Vinum Mentitum”, una maxi-inchiesta che ha messo sotto scacco le frodi nel settore del vino, un comparto che proprio in Toscana rappresenta un’eccellenza mondiale da oltre un miliardo di euro di export l’anno.
La Guardia di Finanza e l’Ispettorato Repressione Frodi hanno sequestrato circa due milioni e mezzo di litri di vino pronti per essere venduti con etichette di pregio, ma che di pregiato avevano ben poco.
L’inganno era semplice quanto redditizio: si utilizzavano uve e mosti che non rispettavano le regole di qualità, oppure, cosa ancora più grave, si spacciavano per vini di zone rinomate prodotti che arrivavano da terreni del tutto diversi, fuori dai confini protetti dalle certificazioni. I controlli hanno svelato che il valore totale del falso vino sequestrato supera i 4 milioni di euro.
Ma l’indagine non si è fermata alle bottiglie. Gli ispettori hanno analizzato i registri telematici scoprendo che, spesso, il vino presente in cantina non corrispondeva a quello dichiarato sulla carta. Sono state accertate 59 violazioni amministrative e pesanti irregolarità fiscali, con un’evasione dell’IVA che sfiora gli 800 mila euro, oltre a casi di lavoro sommerso.
Per la Toscana, dove il 95% dei vigneti è legato a denominazioni celebri come Chianti, Brunello o Bolgheri, questo tipo di truffa è un colpo diretto all’economia.