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Rider in piazza anche a Firenze: “Basta cottimo e sfruttamento”

Sciopero nazionale promosso dalla Cgil. In piazza Adua l’assemblea dei ciclofattorini mentre l’inchiesta della Procura di Milano riaccende il tema dei diritti nel food delivery

Rider in piazza anche a Firenze: “Basta cottimo e sfruttamento”

È stata una giornata di mobilitazione nazionale per i rider di Glovo e Deliveroo quella promossa dalla Cgil, con iniziative in diverse città italiane. A Firenze i ciclofattorini si sono ritrovati in piazza Adua per un’assemblea-presidio organizzata da Nidil Cgil, Filcams Cgil e Filt Cgil, insieme ai lavoratori del food delivery.

Cartelli e testimonianze hanno scandito la protesta: “Il lavoro è dignità” e “Basta cottimo, basta sfruttamento” le scritte esposte dai rider che hanno partecipato all’iniziativa.

La mobilitazione arriva mentre l’inchiesta della Procura di Milano, che ha portato al provvedimento di controllo giudiziario per le piattaforme coinvolte, riporta al centro il tema delle condizioni di lavoro dei ciclofattorini.

Secondo la Cgil, quanto emerso dalle indagini confermerebbe un sistema di sfruttamento denunciato da anni dal sindacato nelle piazze e nei tribunali. Anche a Firenze, spiegano dalla Confederazione, centinaia di rider continuano a lavorare con paghe basse, sistemi di pagamento a cottimo e tutele giudicate insufficienti.

La protesta punta a rilanciare le principali rivendicazioni del sindacato. Tra le richieste c’è l’aumento immediato delle paghe attraverso l’applicazione del Contratto nazionale Merci e Logistica e il riconoscimento dei diritti fondamentali, dalle ferie ai permessi, fino alla malattia e agli infortuni retribuiti. I rider chiedono inoltre tredicesima, quattordicesima e Tfr, oltre a maggiori garanzie su salute e sicurezza sul lavoro.

“Viviamo in otto e pago 600 euro di affitto”

Durante il presidio sono state raccolte anche le testimonianze dirette dei lavoratori. Mohamed racconta una quotidianità fatta di lunghe ore e redditi bassi. “Sono qui per chiedere se è possibile cambiare un po’ i prezzi, il lavoro oppure il contratto perché lavoriamo tutta la giornata e guadagniamo circa mille euro. Da quei soldi dobbiamo pagare le tasse, il cibo, l’affitto, le medicine, le visite mediche, perché le aziende non pagano nulla”.

Il rider spiega di pagare 600 euro per una stanza dove vive con la moglie in un appartamento condiviso con altre otto persone e di lavorare dalle 10 del mattino fino a tarda sera, prendendo l’ultimo treno dopo le 23 per tornare a casa.

Storie simili arrivano anche da altri ciclofattorini presenti in piazza. Oliur racconta di lavorare almeno dieci ore al giorno e di guadagnare meno rispetto al passato, mentre un altro rider sottolinea come il compenso sia legato esclusivamente alla consegna e non tenga conto dei tempi di attesa davanti ai ristoranti o delle pause tra un ordine e l’altro.

“A volte le distanze sono molto lunghe e per una consegna di pochi chilometri guadagniamo solo pochi euro”, spiega.

Secondo il sindacato, uno dei nodi centrali è proprio la natura del rapporto di lavoro. Formalmente molti rider risultano lavoratori autonomi, ma nella pratica – sostiene la Cgil – l’attività sarebbe fortemente condizionata dagli algoritmi delle piattaforme che organizzano turni, priorità e compensi.

“I rider chiedono un lavoro più sicuro, paghe più alte e tutele per malattia, maternità e paternità, le stesse che dovrebbe avere qualsiasi lavoratore”, ha spiegato Giulia Tagliaferri della Nidil Cgil Firenze.

L’indagine della Procura di Milano, aggiunge il sindacato, parla apertamente di “sfruttamento digitale” e in alcuni passaggi di un sistema assimilabile al caporalato, sottolineando come molti dei rider siano lavoratori stranieri provenienti da Paesi extraeuropei e spesso in condizioni di particolare vulnerabilità.

“La mobilitazione di oggi – afferma la Cgil – è un’occasione importante per trasformare la fase aperta dall’indagine giudiziaria in un cambiamento concreto: superare precarietà e sfruttamento e garantire ai rider lavoro stabile, salari adeguati, sicurezza e diritti”.

Nei prossimi giorni il sindacato annuncia che continuerà il confronto con i ciclofattorini nelle città e nei luoghi di lavoro per provare a tradurre questa fase in un cambiamento strutturale nel settore del food delivery.

Da Firenze arriva anche un appello al mondo della ristorazione. Nidil Cgil, Filcams Cgil e Filt Cgil chiedono infatti una “assunzione di responsabilità” da parte di ristoratori ed esercenti affinché si rendano disponibili a discutere concretamente il miglioramento delle condizioni di lavoro dei rider, figure ormai centrali nella filiera della consegna del cibo a domicilio.