Il cuore di Firenze sta subendo una metamorfosi profonda che rischia di trasformare il centro storico in un deserto di vetrine tradizionali. Secondo l’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, che ha monitorato l’evoluzione delle imprese tra il 2012 e il 2025, il capoluogo toscano registra una contrazione del 21,8% delle attività di vendita al dettaglio nel nucleo antico.
In termini assoluti, si parla di una perdita di quasi trecento negozi in poco più di un decennio, un dato che si inserisce in una dinamica nazionale preoccupante ma che a Firenze assume contorni specifici legati alla forte pressione turistica.
Il ridimensionamento del commercio di vicinato emerge chiaramente dai numeri dei settori merceologici più colpiti. Nel centro storico, i negozi di abbigliamento e calzature sono scesi da 470 a 403, mentre le librerie e i negozi di giocattoli hanno subito un vero e proprio tracollo, passando da 86 a 51 unità.
Non va meglio per le edicole e per le attività storiche di ferramenta e mobili, che continuano a chiudere i battenti schiacciate dai nuovi modelli di consumo e dalla crescita inarrestabile dell’e-commerce. Anche nel resto del territorio comunale la tendenza è negativa, con gli esercizi commerciali complessivi che scendono da oltre 3.200 a circa 2.500.
I numeri nel dettaglio
A questa ritirata del commercio tradizionale corrisponde però un’avanzata prepotente dei servizi legati alla ricettività e al consumo fuori casa. Le imprese di alloggio e ristorazione nel centro fiorentino sono balzate da 1.200 a 1.520, con un aumento trainato soprattutto dai ristoranti e dalle strutture extralberghiere, queste ultime passate da 177 a 409 unità.
È il segno di un’economia urbana sempre più sbilanciata verso il visitatore temporaneo, un fenomeno che per il direttore di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni, rappresenta un segnale d’allarme da non ignorare per la tenuta sociale della città.
Per contrastare questa desertificazione, Marinoni indica una via precisa che passa dal progetto Cities e da una nuova alleanza tra urbanistica e sviluppo economico. La proposta dell’associazione di categoria punta a riconoscere le imprese di vicinato come attori fondamentali del governo del territorio, suggerendo strategie concrete per il recupero dei locali sfitti e l’attivazione di monitoraggi permanenti sul tessuto commerciale.
L’obiettivo dichiarato è quello di sostenere la rigenerazione urbana attraverso il commercio di prossimità, evitando che i centri storici diventino contenitori vuoti di servizi essenziali per i residenti.