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Intonaco bianco Lungarno Acciaiuoli, scoppia la polemica. Insorgono le opposizioni: “Ripristinare subito le pietre a vista”

Le nuove spallette anti-alluvione dividono la città: opposizioni all’attacco, nel mirino anche i controlli sui progetti dopo il caso del “cubo nero”

Intonaco bianco Lungarno Acciaiuoli, scoppia la polemica. Insorgono le opposizioni: “Ripristinare subito le pietre a vista”

Non è solo una questione di colore. È uno scontro che torna a mettere al centro il rapporto, sempre delicato, tra tutela del patrimonio e interventi urbani contemporanei.

A Firenze, lungo il tratto del lungarno degli Acciauoli, i lavori per le nuove spallette anti-alluvione hanno acceso una polemica destinata a far discutere ancora a lungo. Il motivo è sotto gli occhi di tutti: una porzione del muretto è stata intonacata di bianco, creando un contrasto netto con i mattoni a vista rimasti, e rompendo quell’equilibrio estetico che da sempre caratterizza uno degli scorci più iconici della città.

Da qui, l’ondata di critiche politiche.

Il primo ad attaccare è stato l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Francesco Torselli, che ha usato parole durissime nei confronti dell’amministrazione comunale guidata dal Partito Democratico.

“Se non puoi combatterli, unisciti a loro”, ha dichiarato, evocando una resa culturale di fronte a interventi considerati deturpanti. Nel mirino non c’è solo il cantiere del lungarno, ma un presunto approccio più ampio che, secondo Torselli, finirebbe per compromettere il valore artistico della città.

Il riferimento è esplicito a una vicenda recente che aveva già fatto discutere: quella del cosiddetto “cubo nero” installato sull’ex teatro comunale di Corso Italia. Un precedente che, per le opposizioni, dimostrerebbe come qualcosa nel sistema di autorizzazioni e controlli non stia funzionando.

Sulla stessa linea anche i capigruppo di Forza Italia in Regione e in Comune, Marco Stella e Alberto Locchi, che hanno scritto alla soprintendente Antonella Ranaldi chiedendo chiarimenti e interventi urgenti.

Nella loro lettera parlano di un “equilibrio estetico” compromesso e sollecitano nuovi protocolli per la valutazione dei progetti, sottolineando come in meno di un anno Firenze sia finita due volte al centro dell’attenzione mediatica per interventi considerati invasivi.

La critica si allarga così dal singolo cantiere a un sistema più generale.

Da una parte, denunciano Stella e Locchi, ai cittadini vengono imposti vincoli rigidissimi anche per modifiche minime alle abitazioni private; dall’altra, opere pubbliche di grande impatto estetico passerebbero senza adeguate verifiche.

Un doppio standard che alimenta il malcontento e apre interrogativi sulla filiera delle autorizzazioni.