un dolore senza fine

Kata, oggi il suo ottavo compleanno: il volto della bambina scomparsa vive solo in un identikit

Sono passati quasi tre anni da quel 10 giugno 2023. Mentre le indagini scivolano verso l’archiviazione, la madre Katherine lancia un nuovo appello: «Temo sia stata venduta»

Kata, oggi il suo ottavo compleanno: il volto della bambina scomparsa vive solo in un identikit

Se il tempo non si fosse fermato in quel pomeriggio del 10 giugno 2023, oggi in casa Alvarez ci sarebbe una torta con otto candeline. Kataleya Mia, per tutti Kata, compie oggi otto anni. Ma quella bambina che oggi dovrebbe correre e giocare, esiste solo in un identikit digitale diffuso dalla Procura di Firenze circa un anno fa: una proiezione algoritmica di come i suoi lineamenti sarebbero cambiati nel tempo.

Quel buco nero chiamato ex Hotel Astor

Mentre la famiglia si stringe nel silenzio di un compleanno senza festeggiata, l’inchiesta resta ferma davanti a quel muro di cinta sul retro dell’ex hotel Astor, in via Boccherini. È lì che il filo si è spezzato per sempre. Gli inquirenti hanno ormai la certezza che chi l’ha portata via non fosse un estraneo: conosceva i vicoli ciechi della struttura e sapeva come evitare l’occhio elettronico delle telecamere di via Monteverdi.

Il dramma di Kata è racchiuso nel perimetro di illegalità e racket che era diventato l’edificio occupato. Cento persone vivevano in quelle stanze, testimoni di una quotidianità segnata da sconti e violenze. Eppure, dopo mille giorni, quel microcosmo non ha restituito una pista concreta, ma solo un’omertà impenetrabile che ha protetto i responsabili.

L’ipotesi della madre: “Venduta per un’adozione illegale”

“Non dimenticate mia figlia”, continua a ripetere mamma Katherine. Nonostante il passare degli anni, la sua speranza non si è spenta, ma si è tinta di nuovi timori. In un recente appello ha chiesto che le indagini non si fermino, dichiarando il suo sospetto più atroce: la bambina potrebbe essere stata venduta e destinata a un’adozione illegale. Una tesi che si aggiunge al ventaglio di ipotesi, in un’inchiesta che però sembra scivolare inesorabilmente verso l’archiviazione.

La ricostruzione della fuga

Di certo c’è che la struttura alberghiera è stata setacciata in ogni angolo e intercapedine, anche con l’ausilio di cani molecolari e reparti specializzati dell’Arma, senza mai restituire una traccia biologica decisiva.

La ricostruzione più accreditata resta quella di una fuga programmata. Kata sarebbe stata fatta passare dal cortile sul retro, scavalcando un muro di recinzione e attraversando un’area condominiale dei palazzi a fianco all’Astor fino a via Monteverdi.

Da quel punto, il nulla. Una sparizione che, dopo tre anni, resta una delle ferite più profonde della città di Firenze.