il cordoglio

Addio a Carlo Ginzburg, maestro della microstoria e tra i più grandi storici italiani

Lo studioso si è spento a 87 anni. Nel suo percorso anche un forte legame con la Toscana e con la Scuola Normale Superiore di Pisa

Addio a Carlo Ginzburg, maestro della microstoria e tra i più grandi storici italiani

È morto all’età di 87 anni Carlo Ginzburg, considerato uno dei più autorevoli storici italiani del secondo Novecento e una figura di riferimento della ricerca storica internazionale.

Nato a Torino nel 1939, nel corso della sua carriera ha rivoluzionato il modo di studiare il passato, concentrando l’attenzione sulle vicende delle persone comuni e sui dettagli apparentemente marginali capaci di raccontare intere epoche. Un metodo che lo ha reso uno dei principali esponenti della cosiddetta microstoria.

Il suo percorso accademico è stato legato anche alla Toscana. Dopo gli studi universitari a Pisa, è tornato negli anni Duemila alla Scuola Normale Superiore come docente di Storia delle culture europee, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di studiosi.

Tra le sue opere più conosciute figurano “Il formaggio e i vermi” e “I benandanti”, saggi che hanno avuto un’enorme influenza nel dibattito storiografico internazionale. Nel corso della sua attività ha insegnato anche in prestigiose università straniere e ha ricevuto importanti riconoscimenti per il suo contributo alla ricerca.

Con la scomparsa di Ginzburg il mondo della cultura perde uno degli studiosi che più hanno segnato la riflessione storica contemporanea, lasciando un’eredità intellettuale destinata a continuare a influenzare il lavoro di storici e ricercatori in tutto il mondo.

“Se ne va uno dei più grandi intellettuali”

“Con Carlo Ginzburg perdiamo uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo, uno storico che ha saputo rivoluzionare il modo di guardare al passato e di raccontarlo. Attraverso i suoi studi, e in particolare con la lezione della microstoria, ha insegnato a generazioni di studiosi e lettori che anche le vicende apparentemente marginali possono illuminare i grandi processi della storia”. Così l’assessora alla cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, appresa la notizia della scomparsa del grande storico.

“La sua figura – prosegue – è stata profondamente legata alla Toscana, alla Scuola Normale Superiore di Pisa e a quel patrimonio culturale rinascimentale che ha contribuito a interpretare con rigore, originalità e straordinaria capacità di lettura delle fonti. Proprio in questi giorni, il suo nome è tornato al centro del dibattito culturale grazie alle riflessioni che hanno accompagnato il nuovo allestimento delle opere di Botticelli agli Uffizi, dove il dialogo tra la Primavera e la Nascita di Venere richiama quel metodo di lettura delle immagini e dei simboli che Ginzburg ha contribuito a rendere fecondo e attuale.

Con la sua scomparsa il mondo della cultura perde una voce autorevole, libera e appassionata, capace di coniugare ricerca, senso critico e impegno civile. Resta un’eredità intellettuale immensa – conclude Manetti – che continuerà a parlare alle nuove generazioni e a guidare chiunque creda nel valore della conoscenza come strumento di libertà”.