Sui social il suo tormento

Ucciso perché gay, sui social sfoghi e tormenti e il legame con la madre – VIDEO

Numerosi post dedicati alla scelta di uscire dal silenzio e contro la rabbia del familiare: “Per lui sono la rovina”

Ucciso perché gay, sui social sfoghi e tormenti e il legame con la madre – VIDEO

E’ stato ucciso perché era gay: Mirko Moriconi, il giovane di 24 ucciso a colpi di fucile dal padre Piero Moriconi, 63 anni nel primo pomeriggio di mercoledì 24 giugno, è morto insieme alla madre Kety Andreoni, 52 anni, da sempre sua alleata e complice in quella che il giovane sui social aveva definito più volte una vita complicata.

La comunità versiliese è sotto shock per una storia nerissima, che si è conclusa nel peggiore dei modi: due vite spezzate. Piero Moriconi, dopo aver sparato a moglie e figlio, è stato trovato seduto sul muretto vicino alla propria casa, in silenzio. “Mi sono liberato finalmente, li ho ammazzati tutti e due”, ha mormorato l’uomo, carpentiere in una ditta del posto, rivolto al cognato e al nipote. Accanto a lui, a pochi metri l’uno dall’altra i corpi straziati del figlio e della moglie. Entrambi freddati con un colpo di fucile all’addome; l’arma era regolarmente denunciata come fucile da caccia.

Il padre non accettava l’omosessualità del figlio e questo aveva trasformato in un inferno la vita di tre persone, soprattutto quella di Mirko, che aveva affidato ai social i suoi tormenti e la sua sofferenza: il ragazzo non si sentiva accettato e in alcuni post racconta di come addirittura dovesse incontrarsi con i parenti di nascosto.

Uno dei momenti chiave nella vita del giovane è stato probabilmente l’ottobre del 2022, quando Mirko trova il coraggio di esprimere se sé stesso e di iniziare un nuovo percorso: si dichiara gay.

Non lo dice solo alla famiglia, ma esce allo scoperto pubblicamente, sui social. E’ da quel momento che le tensioni in famiglia iniziano a degenerare. Il padre, Piero Moriconi forse non accetta il fatto che ora tutti sappiano che suo figlio è gay; e infatti Mirko nei suoi post lo dice apertamente: “Mio padre non lo accetta, mi ha detto che sono la rovina della famiglia”. E ancora, una frase che fa rabbrividire, con il senno del poi: “È brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay”.

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Un disagio talmente forte che Mirko arriva al punto di voler cambiare nome e cognome, prendendo quello della madre: sui social diventa Michelangelo Andreoni. La sua sofferenza lo porta addirittura a tentare di togliersi la vita, come ha raccontato lui stesso.

Ma, forse anche grazie al sostegno della madre Kety, alla quale ha dedicato un video struggente, Mirko riesce a trovare la forza di andare avanti. Un legame strettissmo, quello con la madre: erano sempre insieme, si confidavano. Il ragazzo condivideva foto insieme a lei e pensieri di affetto. “La mia complice di vita, la mia migliore amica, la mia forza – scriveva di lei – Mamma, ti voglio bene”.

Il rapporto con il padre invece peggiora. “Mi è stato detto che preferivano che avessi il cancro” aveva dichiarato più di recente Mirko. La madre è dalla sua parte, mentre la tensione e i litigi arrivano all’esasperazione: l’abitazione diventa una polveriera. Mirko però non si rassegna: i suoi sogni, la musica, il pensiero di poter avere, un giorno, una vita finalmente libera e serena, lo spingono ad andare avanti, nonostante si senta odiato da chi dovrebbe invece amarlo incondizionatamente; ad aiutarlo anche l’amicizia e complicità di una cugina, che però è costretto a vedere di nascosto a causa dei pregiudizi nei suoi confronti. Le liti in famiglia proseguono. Urla, botte ai mobili. I vicini arrivano a temere il peggio e qualcuno aveva anche chiamato i soccorsi già nei giorni scorsi. Una tragedia praticamente annunciata, che alla fine si consuma nel cortile di casa.

Secondo le testimonianze raccolte, tutto accade poco dopo pranzo, quando in casa c’erano solo Piero Moriconi e la moglie, mentre il figlio Mirko era a casa della zia, distante poche decine di metri. Poco dopo aver finito di mangiare, Mirko avrebbe deciso di tornare nella casa dei genitori: è stato allora che i vicini hanno udito i due spari e, accorsi nella corte, hanno trovato l’uomo a sedere su un muretto e i due corpi a terra.

Sul caso indagano i carabinieri giunti a Camaiore con il comandante della compagnia di Viareggio Marco Colella e il comandante provinciale Michele Lastella.

La giovane vittima dopo aver studiato all’alberghiero, aveva iniziato a lavorare come cuoco. La madre, 52 anni, era invece operatrice socio-sanitaria in una residenza per anziani vicino casa. Mirko amava la musica e cantare. Condivideva testi dedicata alla madre, allo zio scomparso. Sognava di potersi dedicare solo a questo nella vita.