Dall’alba di lunedì 15 giugno una vasta operazione a Prato della polizia di Stato, coordinata dalla Dda della Procura di Firenze, che ha visto coinvolti circa 150 agenti.

Denominata “Easy money“, l’operazione ha portato a scoprire un’organizzazione coinvolta nel traffico internazionale di droga, nel riciclaggio e nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini cinesi.
Oltre quaranta le misure di custodia cautelare nei confronti di soggetti italiani e stranieri.

Una misura cautelare è stata eseguita in Spagna con la collaborazione delle autorità locali e dell’Europol. Centotrenta le contestazioni mosse dalla procura antimafia.
17 gli ordini di custodia cautelare in carcere, 16 gli arresti domiciliari, 8 obblighi di presentazione alla P.G., eseguite nei confronti di indagati dislocati sull’intero territorio nazionale, in prevalenza in Toscana, nelle province di Prato, Pistoia e Pisa, ma anche in vari paesi esteri, in particolare in Spagna.
Il provvedimento cautelare reale, costituito da decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, è stato emesso per un valore superiore ai 60 milioni di euro complessivi, nei confronti di 27 indagati.

L’attività di indagine, diretta e coordinata dalla Procura distrettuale di Firenze, che ha richiesto le misure cautelari, ha consentito nel tempo di disvelare l’esistenza di un gruppo organizzato, facente capo ad un cittadino cinese radicato da alcuni anni a Prato, che ha operato almeno dal 2021, secondo schemi seriali e con dislocazioni organizzative in varie località, situate sia sul territorio nazionale che in diversi paesi curopei – fra cui Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Belgio e Olanda -,per assicurare a plurime organizzazioni criminali, in particolare albanesi, operanti nel centro e nord Italia, dedite al commercio illecito di sostanze stupefacenti, nonché, ad organizzazioni qualificate di stampo mafioso, operanti in Campania, Calabria e Puglia, a loro volta operanti nel traffico degli stupefacenti su scala sovranazionale, di effettuare pagamenti internazionali delle partite del narcotico commercializzato senza necessità di ricorrere ad alcuna movimentazione fisica del denaro e, pertanto, senza alcuna tracciabilità dello stesso, assicurando l’anonimato dei pagamenti e la non immediata riconducibilità degli stessi agli acquirenti.

Una vera e propria “banca” illegale, operante con base logistica a Prato, a servizio anche di organizzazioni criminali.
Le indagini hanno portato a scoprire le modalità con cui sarebbero stati effettuati i pagamenti all’estero della sostanza stupefacente per conto dei “clienti” del gruppo associato, che ha agito come vera e propria “banca”. Le movimentazioni del denaro sono avvenute attraverso modalità operative assimilabili al sistema di pagamento di tradizione islamica, denominato “hawala”, noto anche in Cina con la variante “chop” – “shop”, che permettono a un soggetto che intenda trasferire una somma di denaro a un altro soggetto che si trova in un altro Paese di consegnare la somma a un intermediario ( “hawaladar”), il quale, tramite un proprio referente presente nel paese del beneficiario, dà ordine di procedere al pagamento della corrispondente somma di denaro, trattenendo una percentuale di commissione. Si tratta di un meccanismo che consente di trasferire “virtualmente” il denaro, senza trasportare la somma dal mittente al destinatario, da un paese all’altro.

Per tale attività illecita, il principale indagato risulta essersi avvalso di una vasta schiera di collaboratori, dislocati stabilmente anche nei suddetti paesi europei, ponendosi come vero e proprio anello di congiunzione tra la criminalità italiana, o la criminalità straniera albanese operante in Italia – interessata al trasferimento in altri paesi europei del denaro funzionale al pagamento del prezzo relativo alla compravendita di sostanze stupefacenti – e alcuni referenti (“collettori”) degli interessi illeciti della comunità imprenditoriale cinese operante a Prato, dedite alla consumazione di reati in materia tributaria legati all’evasione fiscale o, comunque, caratterizzati da un movente economico.

Il fenomeno criminale si è presentato vasto e, al contempo, ha denotato l’elevata professionalità e pericolosità dell’organizzazione criminale: nel corso delle indagini la movimentazione di somme di denaro connesse al narcotraffico internazionale e ai reati fiscali perpetrati da cittadini cinesi è apparsa stimabile in circa 80/100 milioni di euro annui, per almeno tre anni di esercizio criminale.
E’ stato ricostruito il sistema operativo della “banca” illegale, ed è stata individuata la clientela del gruppo criminale.

L’organizzazione risulta aver assicurato un servizio, da un lato, di pagamenti di partite di narcotico e, dall’altro, di transazioni a nero di merce tra aziende cinesi.


