Allarme di Coldiretti

Caldo e grandine, cocomeri “scottati” e uva danneggiata

Anche susine e pesche "cotte" all'interno

Caldo e grandine, cocomeri “scottati” e uva danneggiata

Il sole si è fatto largo nella folta vegetazione “scottando” la robusta buccia dei cocomeri: la bruciatura è una macchia larga, inestetica e quasi accecante che emerge tra le foglie. Ora venderli, per chi le produce, sarà più complicato. Le susine e le pesche sono come cotte dall’interno. Nelle serre la colonnina di mercurio segna quasi 50 gradi raddoppiando la velocità di maturazione dei pomodori. La terra brucia a tal punto da costringere gli agricoltori ad anticipare di un mese la cavatura delle patate nel tentativo di evitare che cuociano. In sofferenza anche le stalle con la produzione di latte crollata anche del 20% mentre i contatori dell’acqua a pieno regime misurano l’eccezionale sforzo idrico. Non va meglio in montagna: il caldo opprimente sta facendo seccare fioriture dei castagni tanto importanti per l’apicoltura. Sono gli effetti visibili e concreti sulle colture e sul ciclo vegetale del caldo-tsunami che si sta abbattendo sulla Toscana in questi giorni con temperature da bollino rosso ovunque. Una situazione eccezionale che sta favorendo con sempre maggiore frequenza l’innesco di temporali e grandinate improvvise come quello che ha colpito alcune vigne e olivi nel Chianti nelle scorse ore. Sei gli eventi grandinigeni registrati nelle ultime 24 ore in provincia di Firenze. E’ l’allarme lanciato da Coldiretti Toscana secondo cui il territorio regionale è tra le aree italiane maggiormente esposte agli effetti della crisi climatica, con una quota rilevante del territorio classificata a rischio desertificazione.
Il cambiamento climatico in atto, con la tendenza all’aumento delle temperature e dell’umidità, favorisce anche la proliferazione degli attacchi degli insetti alieni, dalla cimice asiatica al coleottero giapponese, fino al calabrone asiatico che rappresentano un grave problema soprattutto in questa fase della stagione, con molte colture in fase di raccolta.

A questo si aggiungono gli aggravi dei costi a carico degli agricoltori, in una situazione già resa difficile dai rincari energetici legati alla guerra in Iran e alle tensioni geopolitiche. Il caldo record sta facendo salire alle stelle i prezzi per l’irrigazione. Gli impianti funzionano, infatti, a gasolio, che dall’inizio dell’anno ad oggi è aumentato da circa 0,85 €/litro fino a 1,21 €/litro, dopo aver toccato picchi superiori. Ma occorre considerare anche il costo dell’elettricità necessaria, ad esempio, per la conservazione dei prodotti o la ventilazione delle stalle.

L’acqua sta diventando sempre più centrale per l’agricoltura, come dimostra anche il fatto che oggi circa una azienda agricola su dieci ha già avviato investimenti in sistemi di irrigazione digitale e di precisione, strumenti che permettono di ridurre gli sprechi e ottimizzare le risorse, secondo il primo Censimento in Europa sulla maturità digitale delle aziende agricole effettuato dal Polo innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti Next.

Negli ultimi quattro anni gli effetti dei cambiamenti climatici hanno causato danni all’agricoltura italiana per oltre 20 miliardi di euro, tra siccità e alluvioni, contribuendo ad aggravare lo stato di crisi del settore. Se da un lato è ancora prematura affrontare una stima dei danni sulle colture, è certo incremento dei costi che gli agricoltori dovranno sostenere per l’irrigazione di soccorso e le pratiche per mitigare lo stress termico sulle coltivazioni.