Giovedì è la scadenza. I primi 66 detenuti devono lasciare il penitenziario Sollicciano entro quella data. E trovare posto altrove.
La causa, come è noto, è il sequestro di sette sezioni del carcere fiorentino: celle fatiscenti, impianti elettrici a rischio, condizioni igieniche fuori norma. Tutti elementi che hanno portato la Procura di Firenze ai imporre i sigilli. Il risultato sono 230 detenuti da ricollocare altrove e in fretta. Il problema è dove.
Sollicciano non è un caso isolato
La Toscana ha quindici istituti e oltre 3.400 detenuti. I posti disponibili sono circa 2.600. Prato riceverà la quota maggiore, ma viaggia già con 70 persone oltre la capienza. A snocciolare e ad anticipare le destinazioni è il quotidiano La Nazione.
Porto Azzurro, fortezza del Seicento sull’Elba, ne ospita 400 su 320 posti. L’estate scorsa è scoppiata una rivolta. Sei agenti finiti in ospedale. I sindacati avevano già lanciato l’allarme: troppi detenuti con problemi psichiatrici, nessun reparto specializzato sull’isola.
Gli altri andranno a Pisa, Massa, Pistoia, Siena, Massa Marittima. Quattro al Gozzini, il carcere fiorentino a custodia attenuata. Uno solo a Volterra, istituto modello con pochi posti liberi. I restanti 134 usciranno dalla Toscana.
A Roma si valuta di riaprire i padiglioni delle Sughere di Livorno. Chiusi dopo una ristrutturazione, ancora in attesa di collaudo. Nel frattempo il Dipartimento penitenziario lavora già alla seconda tranche: altri trenta trasferimenti.
Ma Sollicciano non è un caso isolato. È lo specchio, evidentemente, di un sistema che non regge.