A 20 anni dal ritrovamento dei resti della marocchina scomparsa da Prato nel 2003, l’inchiesta su uno dei più inquietanti casi di cronaca nera toscana – quello della morte di Imane Laloua – registra una possibile svolta.
Spunta un indagato
C’è infatti il nome di un indagato, quello di un cittadino albanese di 45 anni, residente a Firenze, accusato di omicidio e soppressione di cadavere. La Procura di Firenze ha notificato all’uomo un avviso per accertamenti irripetibili, disponendo nuove analisi scientifiche per verificare l’eventuale presenza di tracce genetiche riconducibili alla vittima. Un esame complesso, reso particolarmente difficile dal lungo tempo trascorso, ma che potrebbe fornire elementi decisivi.
I fatti
Il 21 giugno 2006 un camionista, fermatosi lungo un tratto dell’autostrada A1 tra Barberino di Mugello e Roncobilaccio, notò alcuni sacchi di plastica abbandonati nella boscaglia. Si avvicinò e fece un’inquietante scoperta. All’interno di quei sacchi c’erano i resti una giovane donna. Smembrati e scarnificati.
La vittima fu identificata soltanto anni dopo, grazie agli esami del Dna. Il corpo era quello di Imane Laloua, che al momento della scomparsa aveva 22 anni.
Le indagini
Da allora le indagini hanno attraversato numerose piste, comprese ipotesi mai confermate legate a presunti gruppi satanisti. Ma non hanno mai portato a risultati concreti. La svolta è arrivata per il ritrovamento di alcuni reperti rinvenuti nell’auto dell’attuale indagato poche settimane prima del ritrovamento del cadavere. Seppure custoditi per anni negli uffici di un commissariato nelle Marche, i reperti non erano mai stati analizzati perché non collegati all’omicidio.
Cosa c’entra il killer delle escort
La nuova pista investigativa nasce nell’ambito degli approfondimenti condotti dai carabinieri del Ros su casi di donne scomparse e delitti irrisolti, attività sviluppata nel contesto dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Prato su Vasile Frumuzache, guardia giurata accusata dell’omicidio di due giovani escort romene per cui giovedì 18 è attesa la sentenza al processo in corso a Firenze. Nonostante non siano emersi collegamenti diretti tra il caso Laloua e persone vicine all’uomo, la scoperta dei reperti mai esaminati ha riacceso l’interesse investigativo. I familiari di Imane da oltre due decenni chiedono verità e giustizia a adesso vedono riaccese le loro speranze.