Si è presentato lui stesso. A un posto di blocco a Forte dei Marmi, nel pomeriggio di ieri.
«La persona alla guida stanotte ero io». Luigi Giordano, 27 anni, imprenditore milanese in vacanza in Versilia, ha confessato davanti agli agenti della polizia. Forse si sentiva braccato. Dodici ore di fuga. Poi la resa.
È lui il conducente del Range Rover con targa svizzera che all’alba ha travolto lo scooter su cui viaggiavano Gabriele Martini, 17 anni, e il suo amico Tommaso, 18. Erano le quattro di mattina. Gabriele è morto sul colpo. Tommaso è stato trasportato in elisoccorso al Cisanello di Pisa: non è in pericolo di vita.
Un’inversione a U fatale
La dinamica, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, è quella di un’inversione a U. Giordano stava uscendo dal parcheggio del locale dove aveva trascorso la serata con le due amiche. Lo scooter sopraggiungeva sul lungomare. L’impatto è stato violento. Fatale.

Dopo lo schianto i tre sono fuggiti a piedi, abbandonando il suv accanto allo scooter distrutto e ai corpi dei due ragazzi. Nessuno si è fermato a prestare soccorso. Per ore nessuna traccia di loro. I carabinieri di Viareggio hanno sentito i testimoni, il personale del Twiga, e hanno passato al setaccio le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona.
Giordano è ora in una camera di sicurezza della compagnia di Viareggio, arrestato per omicidio stradale aggravato dalla fuga. I test su alcol e droghe sono risultati negativi. Le due ragazze che erano con lui — entrambe residenti nel milanese — sono state denunciate a piede libero per omissione di soccorso. Hanno lasciato gli uffici dell’Arma nella serata di ieri. La procura di Lucca ha aperto un’indagine.
I sogni spezzati di Gabriele: la scuola, il lavoro e la passione per il basket
Da lunedì faceva l’aiuto bagnino. Il primo lavoro. Qualche soldo messo da parte per l’estate, senza pesare sulla famiglia. Gabriele Martini aveva 17 anni e aveva appena finito la scuola. Davanti a lui, tutta la stagione, una vita intera.
È morto sull’asfalto del lungomare della Versilia alle quattro di notte, travolto da un suv mentre tornava a casa in scooter. L’ultimo messaggio ai genitori era arrivato alle 3,20. Un video con il pollice alzato. Stava rientrando.
Poi il silenzio durato ore, fino alla chiamata dei carabinieri. Il padre Stefano, operatore socio-sanitario al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, ha seguito il segnale gps del telefono del figlio fino al lungomare. Lo ha trovato steso sull’asfalto. Lo ha riconosciuto dalle scarpe. All’obitorio, ore dopo, non riesce a smettere di ripetere:
«Avrei voluto vederlo crescere, diventare adulto. Invece non tornerà più a casa».
Una comunità intera in lutto. Al Piaggia di Viareggio, dove frequentava il liceo scientifico sportivo, lo chiamavano il gigante buono. Era l’anima della classe. Amico di tutti, dei più forti e dei più fragili. La sua insegnante di italiano ricorda qualcuno capace di guardare le persone negli occhi senza preconcetti.
Sui social fioccano i messaggi.
“Qua attorno è pieno di gente a cui mancherai sempre, Gabbo”, scrivono gli amici.