Il Rapporto 2025 della Caritas di Pistoia e Pescia ha dipinto un quadro sociale provinciale segnato da “molte ombre”, che riflettono le difficoltà vissute quotidianamente sul territorio. Al di là dei freddi numeri statistici, emergono storie che rappresentano un vero “pugno allo stomaco”, mettendo in luce le criticità strutturali che affliggono la comunità.
Il Dramma della Terza Età e la Povertà Sanitaria
L’inverno demografico della società rende il benessere delle persone anziane un tema sempre più urgente. Le criticità più evidenti riguardano la solitudine, l’inadeguatezza delle pensioni o degli assegni di accompagnamento e le difficoltà di accesso alle strutture RSA.
Parallelamente, il dato della povertà abitativa si intreccia in modo sempre più preoccupante con l’emergenza sanitaria, che colpisce oltre il 40% degli intervistati da una delle ricerche condotte dalla Caritas Pistoia.
L’Urgenza di un Accompagnamento Relazionale
Il dato che emerge in modo più netto dal Rapporto è la necessità non più rimandabile di un “accompagnamento relazionale” per i soggetti più fragili. Si richiede una comunità competente, in grado di farsi carico dei più deboli in stretto raccordo con le istituzioni locali e gli operatori del Terzo Settore.
L’approccio relazionale è essenziale e non solo strumentale. Come affermato dal professor Becchetti su Avvenire, “la relazione, in questo senso, non è solo lo strumento: è essa stessa parte della cura”.
Appello alla Politica: Co-progettazione e Co-decisione
La Caritas denuncia come molti degli strumenti messi in campo oggi dalle istituzioni abbiano portato, in parte inevitabilmente, a una burocratizzazione e proceduralizzazione delle fragilità.
Per compiere un salto di qualità, è necessario valorizzare il Terzo Settore, definito come la “spina dorsale” della società, in stretto raccordo con tutte le forze volontarie. Il Terzo Settore non può limitarsi a tamponare le emergenze ed essere coinvolto solo in modo episodico.
È necessario avere il coraggio di usare, in modo sostanziale e non formale, gli strumenti di cui la pubblica amministrazione già dispone, come la co-programmazione e la co-progettazione. Questi strumenti, conclude il Rapporto, devono diventare veri luoghi di co-decisione e non semplici canali di “comunicazione” di progettualità già definite in altre sedi. In sintesi, serve una visione politica e sociale fondata sul cambiamento, che riguardi anche le professioni sociali.