Crimini contro natura

Operazione antibracconaggio: a Pisa e Livorno task force per salvare tordi e merli

Sequestro di richiami vivi nel territorio pisano e cure urgenti presso il centro specializzato Cruma della Lipu

Operazione antibracconaggio: a Pisa e Livorno task force per salvare tordi e merli

L’asse tra le province di Pisa e Livorno è diventato il centro di una complessa operazione di contrasto al bracconaggio, che ha portato alla luce le dinamiche oscure del commercio illegale di richiami vivi. Un intervento coordinato dalle forze dell’ordine ha permesso di sottrarre alla prigionia oltre cento volatili, molti dei quali rinvenuti in condizioni di salute estremamente precarie a causa della detenzione illecita.

Il blitz dei Carabinieri Forestali tra Calcinaia e Lucca

L’indagine, che ha colpito duramente le reti del traffico di fauna selvatica in Toscana, è stata condotta dai Carabinieri del Nucleo Forestale di Lucca e Calcinaia, in provincia di Pisa. Proprio il territorio pisano si è rivelato snodo cruciale per l’individuazione degli esemplari catturati illegalmente e destinati al mercato nero dei richiami per la caccia.

Durante le perquisizioni, gli agenti hanno scoperto un numero ingente di volatili sottoposti a condizioni di cattività estreme. Se per 107 esemplari adulti è stato possibile il rilascio immediato in natura, in quanto ancora in buone condizioni e pronti per essere illecitamente anellati, per altri trentadue uccelli la situazione è apparsa subito disperata. Il gruppo, composto da merli, tordi bottacci e un tordo sassello, è stato trasferito d’urgenza presso le strutture specializzate per ricevere cure veterinarie mirate.

Il recupero dei trentadue esemplari al Cruma di Livorno

Gli uccelli sopravvissuti al sequestro sono stati affidati al Cruma (Centro Recupero Uccelli Marini e Acquatici) della Lipu. Qui, il personale sanitario ha riscontrato i segni tangibili di mesi, talvolta un anno, di maltrattamenti. Le patologie rilevate sono lo specchio di una prigionia brutale: gravi carenze vitaminiche che hanno causato anomalie cutanee, piumaggio spezzato o deforme, traumi fisici ripetuti e cisti follicolari.

“Una volta completata la valutazione sanitaria di ogni esemplare, il team definirà il percorso terapeutico più adatto a ciascuno”, spiegano dal centro. Il protocollo di riabilitazione prevede innanzitutto un delicato passaggio alimentare, fondamentale per stabilizzare organismi profondamente debilitati da diete errate e stress da isolamento.

Bracconaggio in Toscana: una minaccia per la biodiversità

L’operazione condotta dai forestali di Calcinaia mette in evidenza quanto il fenomeno del bracconaggio sia ancora radicato e redditizio. Nicola Maggi, responsabile del Cruma, ha espresso profonda preoccupazione per la gravità della situazione: “Queste attività illecite, che prosperano nell’ombra, rappresentano una seria minaccia per la biodiversità e il benessere degli animali”.

Il destino degli uccelli salvati resta in bilico. Nonostante l’impegno dei volontari e dei medici veterinari, solo una parte di loro potrà tornare a volare nei cieli della Toscana. Per gli esemplari più compromessi dalle lesioni e dalla lunga detenzione, la libertà potrebbe essere un traguardo irraggiungibile, condannandoli a una vita in cattività assistita a causa dell’impossibilità di sopravvivere autonomamente in natura.