L’omicidio di una prostituta, avvenuto nei primi anni ’80 e rimasto irrisolto, sarebbe collegato ai delitti del Mostro di Firenze.
Addirittura potrebbe essere la chiave di lettura del più grande cold case italiano.
Ne è convinto l’avvocato Mattia Alfano, a tal punto da presentare un esposto alla procura di Firenze, suggerendo tutta una serie di accertamenti da fare sulla base di quella che è la teoria a cui Alfano è arrivato insieme al giornalista Matteo Calì e al consulente Loris Bonacci Martinelli.

Un omicidio che fa parte di una serie di quattro casi irrisolti di prostitute uccise a Firenze in quegli anni, tra il 1982 e il 1984: si tratta di Giuliana Monciatti, ex ballerina di 40 anni, uccisa con una trentina di coltellate in via dell’Anconella; Giuseppina Bassi, 55 anni, ex modella trovata strangolata in una casa vicino alla stazione di Santa Maria Novella; Luisa Meoni, 42 anni, trovata uccisa nel suo appartamento di via della Chiesa.

Periodo in cui il Mostro era già diventato l’incubo delle coppiette: quando Clelia viene uccisa, lui aveva già colpito cinque volte, forse sei.
Vicinanza temporale che negli anni ha portato gli inquirenti a cercare possibili collegamenti tra i due mondi, senza però risvolti concreti.
Ed è proprio lì, in quell’ambiente, che l’avvocato Alfano pone la morte della 37enne, sollevando una serie di elementi rimasti fino ad oggi ignoti e puntando il dito verso un sospettato.