L’annuncio della chiusura del Punto nascita dell’ospedale del Valdarno, decretata dal governo in seguito al rifiuto della richiesta di deroga presentata dalla Regione Toscana, ha suscitato immediate reazioni. Gabriella Petteruti, dirigente della Fp Cgil, e Alessandro Tracchi, segretario confederale Cgil, hanno espresso grande preoccupazione per le implicazioni di questa decisione, definendola un duro colpo al diritto alla salute di prossimità. La questione è stata sollevata il 21 Gennaio 2026.
La decisione del governo si basa sulla rigidità dei parametri ministeriali, che richiedono un minimo di 500 parti annui per mantenere operativo un punto nascita. La Regione Toscana, per rispondere alle specificità del territorio, aveva proposto di abbassare tale limite a 400 parti. Tuttavia, il governo ha respinto questa richiesta, portando alla chiusura del Punto nascita. Petteruti e Tracchi sottolineano che ridurre la sicurezza di madri e neonati a una mera statistica contabile è inaccettabile. La rimozione di un servizio sanitario fondamentale, come il punto nascita, viene vista come un fattore di rischio e un incentivo allo spopolamento del territorio.
Impatto demografico e richiesta di soluzioni
Il contesto demografico del Valdarno, caratterizzato da un declino e dall’invecchiamento della popolazione, rende la chiusura del punto nascita ancora più problematica. Petteruti e Tracchi evidenziano che la soppressione dei servizi sanitari contribuisce al peggioramento di questi fenomeni. La mancanza di un punto nascita territoriale, in particolare, è vista come un elemento che scoraggia le giovani famiglie e contribuisce alla bassa natalità, creando un ciclo vizioso che penalizza ulteriormente il territorio. La Fp Cgil ha espresso preoccupazione per il futuro del personale che operava nella struttura, composto da pediatri, ostetriche, 14 infermieri e 11 Oss. Questi lavoratori, considerati l’anima del servizio pubblico, rischiano di vedere disperse le loro competenze o di subire un peggioramento delle condizioni lavorative. La Fp Cgil chiede alla Asl Tse e alla Regione di formulare una proposta per tutelare questi professionisti.
Le richieste della Fp Cgil si concentrano su tre temi principali. Il primo riguarda il Piano di continuità assistenziale: come verrà garantita la sicurezza del percorso nascita in seguito alla chiusura del punto nascita? Si chiede il potenziamento del territorio con servizi di accompagnamento, consultori efficienti e sistemi di trasporto in emergenza impeccabili. Il secondo tema è la tutela del personale, con l’auspicio di una gestione che garantisca stabilità e rispetto della professionalità. Infine, la Fp Cgil sollecita investimenti straordinari nella sanità territoriale del Valdarno, per compensare la chiusura del punto nascita e impedire che l’ospedale di primo livello venga progressivamente depotenziato. La necessità di un approccio integrato e di soluzioni concrete è quindi sottolineata per mitigare gli effetti negativi di questa decisione.
Il futuro della sanità nel Valdarno è al centro delle preoccupazioni, con l’auspicio che le istituzioni competenti possano trovare soluzioni adeguate per garantire il diritto alla salute e il benessere della comunità.