Torre del Lago (Viareggio)

Pensionato morì dopo un lungo periodo di coma: risarcimento milionario a 16 anni di distanza

L’Azienda ospedaliera pisana condannata dopo un intervento per rimuovere un tumore benigno

Pensionato morì dopo un lungo periodo di coma: risarcimento milionario a 16 anni di distanza

Fu operato il 17 dicembre del 2008 al Santa Chiara di Pisa e poi trasferito dopo alcuni mesi al Versilia, il paziente morì l’8 luglio dell’anno successivo.

Maxi-risarcimento

Il capitolo penale a carico dell’anestesista dell’Aoup che si occupò del pensionato si è chiuso con la prescrizione in primo grado per il reato di omissione di atti d’ufficio dovuto all’occultamento della cartella clinica e in appello anche per l’omicidio colposo si concluse con la condanna a un anno e 10 mesi con la condizionale. Ora arriva la condanna dell’Azienda ospedaliera e per alcune posizioni anche del medico, a risarcire gli eredi della vittima dell’errore sanitario. Un conto che il Tribunale di Pisa ha stabilito in oltre 1,5 milioni di euro tra figli e nipoti del torrelaghese.

I fatti

Si era trattato della rimozione di un tumore benigno alla testa, con l’intervento che si concluse correttamente per la parte neurochirurgica, ma con complicazioni sul fronte dell’anestesia. Il paziente, un pensionato di Torre del Lago che era stato colpito da ischemia cerebrale, finì in coma e morì dopo sette mesi di agonia.

La denuncia

I familiari avevano già ottenuto 80mila euro come anticipo del danno e il medico, dopo la condanna della Corte dei conti, quella somma l’aveva versata al suo ex datore di lavoro. Moglie e figli vennero informati dell’esito dell’operazione, con il loro caro uscito dalla sala operatoria in stato di incoscienza, e chiesero conto di cosa fosse successo. Passarono i mesi e quando il paziente si arrese decisero di fare denuncia.

Le varie accuse

Con i primi atti furono indagati l’anestesista e il neurochirurgo autore dell’intervento il cui operato, secondo i consulenti della Procura, fu ritenuto regolare e la sua posizione venne archiviata. Per l’anestesista, invece, l’accusa prima e il gip dopo, decisero che era necessario un processo per accertare le sue eventuali responsabilità nella morte dell’anziano. All’origine del coma, causato dall’interruzione del flusso di sangue al cervello, e poi del decesso, ci sarebbe stata una negligenza dell’anestesista. Una tesi, peraltro, sempre respinta dal medico