Manifestazione e polemiche

Protesta pro-Pal del 3 Ottobre, altri 13 indagati

Si aggiungono ai 37 già iscritti nel registro, rischiano di andare a processo a rispondere del reato di interruzione di servizio pubblico e blocco ferroviario

Protesta pro-Pal del 3 Ottobre, altri 13 indagati

Altre 13 persone (in aggiunta alle 37 già interessate) rischiano di andare a processo a rispondere del reato di interruzione di servizio pubblico e blocco ferroviario per aver partecipato al corteo che il 3 ottobre scorso, a Massa, protestava per la striscia di Gaza.  A renderlo noto è la Cgil Toscana, che annuncia “in caso di rinvio a giudizio proclamerà sciopero generale”. Il Sindacato ha lanciato una raccolta fondi, chiamata “La protesta non è reato”, per sostenere le spese delle persone che hanno ricevuto sanzioni amministrative e le spese legali delle persone che sono state raggiunte dall’avviso di conclusione delle indagini della Procura, in ambo i casi in relazione ai fatti.

“Il corteo di Massa chiedeva al governo di proteggere quei volontari e quelle volontarie, il sistema giudiziario ha risposto criminalizzando la richiesta – afferma in una nota la CGIL era in piazza il 3 ottobre, subito dopo sono arrivati gli avvisi di conclusione indagini recapitati a tutto il proprio gruppo dirigente – “Chiaro il messaggio e l’intenzione che sottende all’uso di una norma (quella che ha introdotto il reato di blocco ferroviario con il pacchetto sicurezza dell’aprile del 2025) con la quale, usando le parole della Corte di Cassazione “si incriminano indirettamente forme di protesta che, per quanto possano risultare moleste, sono sempre forme di espressione di dissenso che andrebbero affrontate sul piano del dialogo più che su quella della incriminazione”.
Il comunicato prosegue: “Non è la CGIL, ma la comunità giuridica assolutamente maggioritaria, a definire il decreto contestato ai nuovi 13 indagati illiberale, discriminatorio e a tratti criminogeno. A questo punto, occorre chiedere a gran voce ai giudici che ci giudicheranno di sollevare la questione di legittimità costituzionale, e questo per iniziare a restituire al mittente almeno uno dei numerosi attacchi sferrati dal governo italiano ai principi fondamentali dello stato di diritto”.