Potrebbero esserci ancora pezzi mancanti nel caso Luana D’Orazio, giovane operaia di 22 anni e madre di un bimbo morta stritolata dall’orditoio di un’azienda tessile a Oste di Montemurlo il 3 maggio del 2021: per questo la procura di Prato torna a indagare. Lo ha riportato il quotidiano La Repubblica.
La scelta arriva dopo una valutazione delle conseguenze apparentemente blande rispetto ai gravissimi fatti contestati avute dagli indagati: i due titolari della ditta, Luana Coppini e il marito Daniele Faggi, hanno patteggiato condanne di 2 anni e 1 anno e mezzo; Mario Cusimano, tecnico manutentore, esterno all’azienda, è stato assolto in primo grado e ci sarà appello; nel frattempo l’azienda ha sempre continuato a operare senza interruzioni o restrizioni.
Ancora non ci sono dettagli sul contenuto delle prime verifiche, così come ancora non sono stati dichiarati ufficialmente i margini degli accertamenti: la posizione dei due principali indagati riguardo le accuse di omicidio colposo e di rimozione delle cautele anti infortunisitiche è infatti già stata definita.
Analisi sul vecchio fascicolo e nuovi accertamenti
Il lavoro dovrebbe prevedere da un lato l’analisi del vecchio fascicolo, dall’altro nuovi accertamenti. Potrebbero essere sentite alcune persone vicine alla vittima e anche colleghi di lavoro, con l’obiettivo di individuare altri eventuali illeciti riguardo le norme di sicurezza sul lavoro. Dalle prime informazioni sembra che le indagini siano state affidate a personale dell’unità di prevenzione igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl.
Qualche settimana fa, il procuratore di Prato Luca Tescaroli aveva confermato la decisione di ricorrere in appello contro l’assoluzione del tecnico manutentore, risalente al novembre scorso, finito sotto accusa per aver rimosso il meccanismo di sicurezza dell’orditoio.
L’incidente il 3 maggio del 2021
Luana aveva un sogno nel cassetto, fare l’attrice, ma per mantenere il figlio piccolo aveva scelto i sacrifici della vita di fabbrica nonostante i suoi 22 anni. Il 3 maggio del 2021 mentre come sempre era al lavoro su un orditoio, è rimasta intrappolata dal macchinario; dalle indagini e dalle accuse è risultato che quell’orditoio era impostato per lavorare senza sistema di sicurezza azionato: una manomissione realizzata non tanto per aumentare i profitti, ma più genericamente per alleggerire le operazioni degli operai. Sempre secondo la ricostruzione, al momento dell’incidente Luana è rimasta agganciata a causa dei vestiti e trascinata verso le lamiere: è morta per asfissia da schiacciamento della gabbia toracica con meccanismo compressivo.
Nonostante le gravi condotte contestate, il gup aveva accolto la richiesta di patteggiamento a 1 anno 6 mesi per Laura Coppini e a 2 anni per Daniele Faggi: il tribunale aveva concesso ai due le attenuanti, sia per il risarcimento ai familiari da circa 1 milione e 100 mila euro che per “il tempestivo adempimento alle prescrizioni imposte dalla Asl per mettere in sicurezza i macchinari posti sotto sequestro”.
La riapertura delle indagini con una nuova inchiesta è dovuta alla necessità di riesaminare gli atti per individuare altri, eventuali, profili di responsabilità. Previsti anche nuovi accertamenti e l’ascolto di nuovi testimoni.