Biffoni per il centrosinistra, Banchelli per il centrodestra. Sul versante civico c’è Belgiorno. Candidato estrema sinistra Enrico Zanieri. In corsa anche l’ex leghista Paradiso.
E’ ampia la rosa di nomi per la corsa alla poltrona di primo cittadino di Prato, Comune commissariato dopo le dimissioni della sindaca Ilaria Bugetti (Pd), indagata per corruzione.
Una sfida articolata, ma con un equilibrio abbastanza chiaro: da una parte i due poli principali, centrosinistra e centrodestra, dall’altra una costellazione di candidature alternative che provano a intercettare il voto di protesta o identitario.
Al centro della scena Matteo Biffoni, già sindaco della città per due mandati, che torna a correre alla guida di una coalizione ampia di centrosinistra con Pd, M5s, Avs, Azione e liste civiche. La sua candidatura rappresenta il tentativo di tenere unito il cosiddetto “campo largo” e di valorizzare l’esperienza maturata negli anni precedenti.
A sfidarlo direttamente Gianluca Banchelli, esponente Fdi, scelto come candidato unitario del centrodestra. La sua coalizione comprende i principali partiti dell’area – Fdi, Lega Udc e Fi -, con l’obiettivo di conquistare un Comune storicamente orientato a sinistra.
Nel quadro delle candidature quella di Jonathan Targetti, del movimento L’Alternativa c’è, che si colloca in un’area di critica radicale ai partiti tradizionali e punta a intercettare il malcontento verso il sistema politico.
Sul versante civico si presenta con una propria lista anche Claudio Belgiorno, ex FdI da cui è uscito dopo essere stato indagato per concorso nel reato di revenge porn e diffamazione ai danni del suo ex collega di partito e in Comune Tommaso Cocci, vicenda della quale si è sempre dichiarato estraneo.
Più a sinistra rispetto alla coalizione guidata da Biffoni si colloca Enrico Zanieri, candidato di Unità Popolare, che riunisce forze come Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano e Potere al Popolo.
In corsa anche l’ex leghista Emilio Paradiso con la lista Alleati per Prato.
Tra i nomi inizialmente in campo anche Mario Adinolfi, leader del Popolo della famiglia, la cui lista non è stata ammessa per inadempienza sulle firme.