Sono arrivati nella tarda serata di venerdì 12 giugno i primi riscontri dopo le prime analisi di Arpat sui campioni raccolti dopo il maxi incendio alla Delca: non sono emerse tracce significative di diossine, furani, PCB e idrocarburi policiclici aromatici. Sono le prime, attese indicazioni sui risultati delle verifiche ambientali avviate dopo il rogo delle circa 2.500 tonnellate di materiale plastico andate in fiamme nello stabilimento di Vicopisano. Il motivo pare sia il calore.
Secondo l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, le elevate temperature avrebbero limitato la formazione dei principali microinquinanti organici prodotti dalla combustione incompleta; la colonna di fumo, di oltre mille metri di altezza, avrebbe favorito una dispersione molto ampia delle polveri: “Le ricadute a terra sembrerebbero essere modeste”.
La sembra trovare un primo riscontro nei dati registrati dalle centraline di monitoraggio della qualità dell’aria di Pisa e Santa Croce sull’Arno, dove i valori di PM10 e PM2,5 sono rimasti contenuti, ma anche nelle analisi effettuate sulla vegetazione. Arpat ha utilizzato piante a foglia larga come “deposimetri naturali”, prelevando campioni nelle aree individuate dai modelli come quelle potenzialmente più esposte alle ricadute del pennacchio di fumo.
Dai campioni raccolti il 9 giugno, il giorno successivo all’incendio, emergono concentrazioni di diossine, furani, PCB e benzo(a)pirene praticamente inferiori ai limiti di quantificazione o comunque compatibili con i livelli di fondo naturale. Anche l’osservazione diretta dei campioni non avrebbe evidenziato la presenza significativa di ceneri depositate sulle foglie.
Le analisi sui campioni prelevati il 10 e l’11 giugno sono ancora in corso , ma secondo Arpat i primi riscontri sembrano confermare lo stesso quadro. I risultati definitivi dei campioni raccolti il 10 giugno e dei filtri delle centraline di Pisa Borghetto dovrebbero essere disponibili lunedì 15 giugno, mentre quelli relativi agli ulteriori otto campioni vegetali prelevati l’11 giugno sono attesi per il giorno successivo. Saranno questi dati a consentire una valutazione più completa dell’impatto ambientale dell’incendio.
L’urgenza di avere informazioni chiare non era stata avvertita solo dalla cittadinanza. Il Senato Accademico dell’Università di Pisa ha approvato una mozione in cui sollecitava “l’imprescindibilità di piena e tempestiva informazione della cittadinanza di tutti i comuni coinvolti in merito all’eventuale presenza di inquinanti specie se a carattere persistente”.
Nel frattempo l’assessore regionale all’Ambiente David Barontini ha convocato un tavolo regionale di coordinamento che riunisce Arpat, Asl Toscana Nord Ovest, Vigili del Fuoco e i Comuni coinvolti. L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere un presidio costante sulla situazione. “Questo tavolo – ha dichiarato – ci consentirà di garantire un costante coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti, condividere le informazioni disponibili e raccogliere le esigenze delle amministrazioni comunali”. Il monitoraggio dell’aria prosegue attraverso le centraline fisse già presenti nell’area (anche se nessuna è presente nell’area a ridosso dell’incendio) e con il supporto di un laboratorio mobile all’ospedale di Cisanello.
Asl ha ribadito la necessità di proseguire i controlli su acqua e prodotti alimentari, una misura di carattere precauzionale finalizzata a escludere eventuali esposizioni di lungo periodo agli inquinanti. Ed è stato reso noto che nei giorni successivi all’incendio non si sono registrati incrementi degli accessi ai servizi di emergenza per problemi respiratori riconducibili all’evento.