Cresce in Toscana l’impatto degli impianti fotovoltaici sul consumo di suolo. Sono poco meno di 500 – di cui 33 realizzati solo nell’ultimo anno – gli ettari di terreno già ricoperti da pannelli solari, per l’80% su superfici precedentemente destinate all’agricoltura e oggi sottratte alla coltivazione.
Si tratta di infrastrutture che incidono in misura sempre più pesante sulla cementificazione e sul degrado dei terreni fertili, cancellando ogni anno produzioni agricole per un valore stimato di 1,2 miliardi di euro a livello nazionale e generando notevoli tensioni sui territori.
Un fenomeno che mette a rischio la sovranità alimentare del nostro Paese, in un contesto già fragile, segnato dalle tensioni internazionali e dall’aumento dei costi di produzione, dai fertilizzanti al gasolio, oltre che dall’inflazione. Un trend che mina la tutela del territorio e aggrava i rischi idrogeologici, amplificando gli effetti dei cambiamenti climatici e delle ondate di maltempo estremo. È quanto denuncia Coldiretti Toscana sulla base dei dati Ispra, in occasione dell’Earth Day.
Poco incoraggianti i dati sul consumo di suolo nella nostra regione, nonostante gli sforzi per proteggere le aree più vulnerabili, come quelle rurali. La cementificazione avanza a un ritmo di quasi 3 chilometri quadrati all’anno. Ancora troppi.
Coperture artificiali, strade, capannoni, edifici, abitazioni e sempre più impianti fotovoltaici a terra ricoprono oggi il 6,2% della superficie regionale: un’area di 142 mila ettari. La presenza di superfici urbanizzate impedisce l’infiltrazione delle acque piovane, che defluiscono in superficie alimentando alluvioni e frane, con rischi e costi sempre più elevati per la comunità e le imprese.
Oltre il 90% dei comuni è esposto a pericoli idrogeologici, come smottamenti e allagamenti, in un quadro reso ancora più grave da precipitazioni intense e concentrate, anomalie stagionali ed eventi estremi sempre più frequenti, sottolinea Coldiretti.
Bisogna proteggere il patrimonio agricolo e i suoli produttivi, valorizzando il contributo sociale, culturale ed economico delle aziende rurali nelle aree interne.
Da qui l’urgenza di intervenire subito per fermare il consumo di suolo fertile, a partire dall’approvazione della legge sul consumo di suolo, ferma in Parlamento, che – secondo Coldiretti – potrebbe dotare l’Italia di uno strumento all’avanguardia per la tutela del territorio.
Serve però agire anche a livello regionale, accelerando il percorso istituzionale per individuare le aree idonee (e non idonee) all’installazione degli impianti per la produzione di energie rinnovabili, partendo dal principio che non possono essere realizzati nelle aree agricole di pregio né coesistere con territori ad alto valore ambientale, paesaggistico e storico. Il vuoto normativo ha contribuito all’attuale situazione, favorendo fenomeni speculativi nelle campagne.
È necessario intervenire anche nelle città, dove il verde urbano copre appena il 3% delle superfici comunali e i parchi con aree gioco quote ancora inferiori. Coldiretti Toscana rivolge un appello alle amministrazioni pubbliche per un cambio di passo che garantisca più alberi, essenziali per la salute fisica e psicologica, la cattura della CO?, la purificazione dell’aria, la promozione della biodiversità e l’abbassamento delle temperature urbane, accelerando i progetti di riforestazione per contrastare il cambiamento climatico.