Trasformare il design in uno strumento capace di migliorare il benessere delle persone, persino nei momenti più delicati della vita come una terapia oncologica o un prelievo di sangue.
Gli studi di Matteo
È il percorso, tutt’altro che convenzionale, di Matteo Ciancio, 26 anni, fiorentino, neolaureato in Communication Design all’Istituto Modartech di Pontedera (nella foto di copertina). Il suo non è stato un percorso lineare. Dopo il diploma, Matteo si iscrive a un corso sulla comunicazione, ma ben presto capisce che quella strada non fa per lui.
“Sentivo che mi mancava qualcosa – sottolinea Matteo – volevo imparare una professione, non solo studiare concetti astratti”. Da lì la decisione di iscriversi al corso di laurea in Communication Design di Istituto Modartech, dove finalmente trova quello che cercava: un equilibrio tra competenze teoriche e laboratori pratici, con un occhio costante al mercato del lavoro
Lo stage
E così, dopo uno stage formativo in una galleria d’arte di Berlino, grazie al programma Erasmus+, le cose iniziano a muoversi in fretta. Ancora prima di discutere la tesi – che arriverà a gennaio 2026 – Matteo viene contattato da una startup fiorentina con un’idea rivoluzionaria: un software proprietario per visori 3D pensato per gli ambienti ospedalieri. L’obiettivo è semplice quanto ambizioso: ridurre lo stress e l’ansia dei pazienti grazie alla proiezione di immagini e video immersivi, capaci di trasportare chi li indossa in un mondo parallelo, lontano dal rumore dei reparti e dal “freddo” delle sale mediche.
L’utilizzo dei visori al Meyer
Le applicazioni sono molteplici. All’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze i visori vengono utilizzati per accompagnare i bambini durante vaccini e prelievi ematici, ovvero alcune delle fasi più temute dai piccoli, quelle in cui l’agitazione può complicare il lavoro dei medici e trasformare un momento già difficile in un piccolo trauma. Con il visore sul naso, la paura si dissolve, i muscoli si rilassano e i dottori possono intervenire con maggiore facilità.
E dagli altri pazienti oncologici
Ma non è solo una questione di pediatria. Il sistema trova impiego anche tra i pazienti oncologici adulti, sottoposti a cicli di chemioterapia, costretti a restare fermi per ore con le flebo. In quei momenti, la realtà virtuale diventa un compagno prezioso: un modo per far scorrere il tempo, per allontanare i pensieri cupi e ritrovare un frammento di normalità.
“L’esportazione”
I visori sono già operativi in diversi ospedali italiani e la startup sta rapidamente espandendo la propria rete all’estero, con progetti concreti in Germania, Austria e Svizzera. Il contributo di Matteo riguarda, in particolare, la parte di comunicazione e promozione del progetto. “È la parte in cui mi riconosco di più — racconta. — Fare design non significa solo creare qualcosa di bello, ma risolvere un problema reale, migliorare la vita delle persone”.
Il presente e il futuro
Attualmente Matteo continua a collaborare con questa startup, ma nel frattempo ha trovato un nuovo lavoro all’interno dello studio Archea di Marco Casamonti, una delle realtà più prestigiose nel panorama dell’architettura italiana contemporanea. Un’esperienza che gli permette di confrontarsi con scale progettuali diverse e di affinare ulteriormente la propria sensibilità visiva. Nel suo futuro c’è però un sogno ben preciso: aprire uno studio di brand design specializzato nello sviluppo di identità visive e strategie di marca. Un obiettivo che unisce creatività, progettazione e visione strategica, le stesse qualità che oggi lo stanno portando a sperimentare nuove frontiere del design applicato.