C’è un video di 25 secondi su cui si stanno concentrando le indagini degli inquirenti, trovato nel cellulare del quindicenne arrestato con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale. Un filmato breve, girato all’interno di una chiesa dell’hinterland fiorentino pochi giorni prima dell’arresto, che secondo gli investigatori potrebbe rappresentare un sopralluogo verso un possibile obiettivo.
È da quel contenuto che si sta sviluppando una parte cruciale dell’inchiesta coordinata dalla Procura dei Minori di Firenze. Il ragazzo, uno studente tunisino di 15 anni, fermato dalla Digos nell’ambito di un’indagine dell’Antiterrorismo, davanti al giudice si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Gli investigatori stanno cercando di capire perché quel video fosse stato registrato e quale significato avesse realmente. Nel telefono del minorenne sarebbero stati trovati anche altri materiali ritenuti sensibili: immagini di un parco della provincia fiorentina e mappe relative alla Città del Vaticano. Elementi che gli inquirenti considerano potenzialmente collegati a possibili obiettivi da colpire.
Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, il quindicenne avrebbe manifestato l’intenzione di compiere un attacco contro civili in un parco, per poi attirare le forze dell’ordine e aggredire i poliziotti con un’arma da fuoco. Per questo motivo la Procura ha disposto ulteriori accertamenti anche sugli altri due cellulari sequestrati durante le perquisizioni.
A ottobre 2025 era stato sottoposto a una misura cautelare
L’arresto è arrivato a distanza di mesi da un precedente provvedimento. Già nell’ottobre 2025 il ragazzo era stato sottoposto a una misura cautelare per la stessa ipotesi di reato. Successivamente era stato inserito in un percorso di comunità e ammesso alla “messa alla prova”, dopo essersi dichiarato pentito. La misura era stata revocata nel marzo scorso.
Secondo gli investigatori, però, proprio dopo la revoca il giovane avrebbe ripreso i contatti online con ambienti riconducibili all’estremismo jihadista legato al Daesh, utilizzando una nuova utenza telefonica non autorizzata. Nelle conversazioni monitorate dagli apparati di intelligence sarebbe emerso anche un interesse per l’acquisto di un Kalashnikov.
Le indagini avrebbero inoltre documentato contatti con un’altra persona con cui il minorenne avrebbe discusso della possibilità di compiere azioni terroristiche. In alcuni messaggi il ragazzo avrebbe scritto di “starsi preparando” e di poter contare sull’aiuto di un conoscente del Bangladesh.
Per il gip minorile di Firenze, il percorso svolto in comunità non avrebbe prodotto alcun reale distacco dall’ideologia estremista. Secondo il giudice, il giovane avrebbe continuato a fare proselitismo anche durante la messa alla prova, mantenendo la propria adesione all’organizzazione jihadista.
L’inchiesta è nata da una segnalazione della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione alla Digos di Firenze. Gli investigatori avevano notato che il quindicenne, subito dopo la revoca delle precedenti misure, aveva ripreso l’attività sui social e sulle piattaforme web usando un nuovo numero di telefono.
Un’attività che, secondo quanto emerso anche nell’ambito della cooperazione tra intelligence e Comitato di analisi strategica antiterrorismo, sarebbe stata finalizzata a riallacciare contatti con ambienti jihadisti e ad arruolare nuovi affiliati.