Un’altra predazione, un’altra azienda colpita. Stavolta è accaduto a Braccagni, nel comune di Grosseto, all’azienda Acquisti di Filippo Guicciardini, dove si allevano bovini da latte. Una vitella di 5 mesi è stata sgozzata da un branco di lupi che, secondo quanto ricostruito, avrebbe agito nelle ore notturne. L’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno che non riguarda più soltanto le aree montane o le zone più isolate della Maremma, ma che si sta estendendo anche alle aziende strutturate della pianura grossetana.
L’attacco e le conseguenze
Il bovino, insieme ad altri, si trovava in un box esterno quando un numero elevato di predatori, come lasciano intendere le tante orme ritrovate sul terreno, si è attaccato alla gola del giovane bovino da latte, spargendo il terrore nel resto del recinto. “E’ la prima volta che subiamo un attacco di questo genere – commenta Uliva Guicciardini – e devo dire che siamo fortemente preoccupati per quello che potrebbe ulteriormente accadere, essendo la nostra abitazione a pochi metri dai box. Pertanto, provvederemo a montare un sistema di videocamere a protezione dei nostri animali”. Secondo una sommaria ricostruzione il branco potrebbe essere costituito da almeno otto esemplari, due dei quali, anche stamani, sono stati visti vicino al fienile.
La situazione e le preoccupazioni degli allevatori
Particolarmente allarmante è il fatto che l’attacco abbia interessato un’azienda organizzata, con animali allevati in stalla o comunque in contesti strutturati. Un segnale che, secondo Confagricoltura, dimostra come i predatori abbiano ormai perso ogni timore dell’uomo, spingendosi sempre più vicino ai centri abitati e alle aziende agricole. L’impatto non è solo economico, ma anche psicologico. Per un’azienda da latte, la perdita di una manza rappresenta un danno significativo in termini di investimento e prospettiva produttiva. A questo si aggiungono i costi indiretti, le tensioni nella mandria e il clima di insicurezza crescente.
Le misure necessarie e il futuro
Un tema quello del lupo che torna centrale anche alla luce delle recenti novità normative a livello europeo. Infatti, con la modifica degli allegati della direttiva Habitat, il lupo (Canis lupus) è stato declassato, passando da specie che richiede una protezione rigorosa a specie il cui prelievo può essere oggetto di misure di gestione. Un cambiamento che, almeno sulla carta, consente interventi più flessibili e la possibilità di piani di contenimento selettivo, pur nel rispetto di uno stato di conservazione soddisfacente, visto che in Toscana sono previsti 22 prelievi. Per Confagricoltura, però, il tempo delle attese è finito. “Servono misure concrete e tempestive – conclude Tocchi – perché il problema non riguarda più solo la montagna o i pascoli bradi, ma anche aziende con animali stabulati. Se non si interviene rapidamente con strumenti efficaci di gestione e prevenzione, il rischio è quello di mettere in crisi un intero settore”. In Maremma, dove la zootecnia rappresenta un presidio economico e territoriale fondamentale, la convivenza tra attività produttive e fauna selvatica appare sempre più fragile. E l’attacco di Braccagni è l’ennesimo segnale di un equilibrio che si sta incrinando, rispetto al quale servono immediate risposte e soluzioni.