Il sospettato di nuovo in ospedale

Donna decapitata in un casolare a Scandicci: in Italia nessuno la cercava

La denuncia di scomparsa in Germania, poi l’equivoco del cognome

Donna decapitata in un casolare a Scandicci: in Italia nessuno la cercava

Silke Sauer non era soltanto la donna decapitata in un campo abbandonato di Scandicci. Non era solo la clochard dell’ex area Cnr.

Prima di diventare un fascicolo per omicidio volontario, prima di essere una sagoma delimitata dal nastro biancorosso, era una moglie, una madre.


A Bonn, in Germania, qualcuno la cercava. A Bonn, mesi fa, un uomo entra in commissariato e denuncia la scomparsa della moglie. Dice che si chiama Silke Sasse. Ha 44 anni, due figli piccoli rimasti senza madre, una vita che fino a quel momento sembra ordinaria.

Le ricerche partono con quel cognome da sposata, vengono diramate in tutta Europa tramite Interpol.

Ma la donna che nei mesi successivi viene fermata a Roma per un controllo, nel giugno 2025, non si chiama Sasse.

Agli agenti dichiara il cognome da nubile: Sauer. Silke Sauer. Non risulta scomparsa. Nessun collegamento viene con la denuncia partita dalla Germania.

Poi c’è Issam Chlih, 29 anni, marocchino, senza fissa dimora. È lui l’uomo fermato per omicidio volontario.

Il 17 febbraio, poche ore prima dell’ultima traccia di Silke, viene segnalato da alcuni passanti mentre dà in escandescenze. In zona lo conoscono, gira spesso con un pitbull.

Viene portato al San Giovanni di Dio, sedato, indotto in coma farmacologico. Quando il 18 febbraio si scopre il corpo della donna, le indagini risalgono fino al suo letto in ospedale.

La sera del 19 febbraio i carabinieri gli notificano il decreto di fermo come gravemente indiziato. Le armi trovate nel casolare – un machete e un coltello –, le immagini, le testimonianze compongono un quadro che la Procura ritiene grave.