Ha dei precedenti agghiaccianti Riccardo Vannucchi, il 59enne arrestato giovedì notte dai carabinieri con l’accusa di aver abusato di una sua dipendente di 24 anni dopo averla drogata nel laboratorio Dari Caffè di via Jacopo di Pandolfino a Prato, accanto alla sede della Croce d’Oro; nel 2007, 18 anni fa l’uomo aveva fatto qualcosa di simile, anche se quella volta non aveva utilizzato della droga.
L’arrestato è un assiduo frequentatore del carcere della Dogaia, dove è stato rinchiuso in più occasioni. Il caso più eclatante risale al 2 giugno del 2007, quando Vannucchi fu arrestato con le accuse di tentato omicidio, sequestro di persona, furto, ricettazione e uso di documenti falsi.
Sette giorni prima aveva rapito e fatto sparire una giovane donna di Sesto Fiorentino, ritrovata in stato confusionale a Fucecchio. La donna, una 26enne, aveva messo un annuncio di ricerca lavoro sulla Pulce; lui le aveva dato appuntamento a un distributore di Sesto, dove si era presentato, ben vestito al volante di un’Alfa 156 rubata il giorno prima al sindaco di Montale.
Spacciandosi per manager di azienda, l’aveva portata nella zona di Empoli facendo finta di cercarle un’occupazione. Una volta fermatosi in località Querce, a Fucecchio, aveva tentato di strangolarla con la sua cravatta. Ma non è finita, perché l’ha anche torturata con dei cavi elettrici e infine legata a un albero, non è chiaro per fare cosa, perché fortunatamente non ne ha avuto il tempo: a salvare la donna dall’incubo un contadino che passando provvidenzialmente di lì lo ha fatto scappare.
L’uomo è stato arrestato una settimana dopo a Colle Val d’Elsa. Adesso su di lui pende anche l’accusa della 24 enne sua dipendente in prova che si è ritrovata spaseata all’interno del suo camper e che sospetta di essere stata da lui drogata e violentata. L’uomo le aveva infatti offerto una minestra nel luogo di lavoro. Le successive analisi tossicologiche hanno rilevato la massiccia presenza di benzodiazepine, ma gli accertamenti sanitari non hanno evidenziato lesioni compatibili con una violenza sessuale: gli investigatori tuttavia sostengono che lo stupro ci sia stato, ma lo stato catatatonico della donna avrebbe messo il suo corpo in una condizione di totale mancanza di difese.
A corroborare il quadro accusatorio ci sono anche le immagini dei sistemi di videosorveglianza del locale, che documenterebbero quanto avvenuto all’interno della struttura. Un elemento ritenuto decisivo dagli investigatori, insieme alle dichiarazioni della vittima e agli esiti degli esami del sangue.
Adesso il sospetto è che il caso non sia isolato, ovvero che l’uomo abbia utilizzato altre volte questo modus operandi nonostante non sia stato denunciato dalle sue eventuali vittime.