Sfruttavano le maglie del “Decreto Flussi” per far entrare illegalmente cittadini stranieri in Italia, simulando assunzioni mai avvenute. A Firenze, un’operazione congiunta di Polizia e Ispettorato del Lavoro ha portato all’arresto di due persone: un imprenditore bengalese e una donna italiana. L’inchiesta, nata dalla collaborazione di un pentito, svela un sistema di falsi documenti e “click day” truccati. La Squadra Mobile della Questura fiorentina e l’Ispettorato del Lavoro hanno messo fine a un collaudato sistema di favoreggiamento, che avveniva non per necessità lavorative ma per un business basato su carte false e inganni allo Stato. Due le ordinanze eseguite : in carcere è finito un imprenditore originario del Bangladesh, attivo tra il capoluogo toscano e Londra, mentre una donna italiana è stata posta ai domiciliari. Altri tre indagati sono in attesa dell’interrogatorio. Il meccanismo era quasi perfetto. Gli indagati creavano documentazione fittizia per ottenere i “nulla osta” dalle Prefetture. Facevano figurare la necessità di assumere operai stranieri — principalmente dal Bangladesh — che una volta ottenuto il visto d’ingresso in Italia, però, sparivano nel nulla o venivano destinati a scopi diversi dal lavoro subordinato dichiarato. Un abuso strumentale dei “click day”, le finestre legali per gli ingressi regolari, trasformate in un canale illecito.
L’indagine è, in realtà, il secondo capitolo di un’inchiesta partita prima dell’estate. A dare la spallata decisiva all’organizzazione è stata la collaborazione di un precedente arrestato. Le sue confessioni, ritenute attendibili dai giudici e già sfociate in una condanna definitiva, hanno permesso di identificare nuovi complici e decine di episodi di falso ideologico. Per gli indagati le accuse sono pesanti: induzione in errore di pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.