340mila euro di risarcimento a un uomo, oggi anziano, per la morte del padre, deportato e ucciso dai nazisti tra il 1944 e il 1945. Fiorentino, antifascista, stava partecipava in modo clandestino alla resistenza cittadina: fu arrestato nel giugno 1944, incarcerato a Firenze, poi trasferito a Bologna e infine deportato nel lager. Passò per Dachau e per altri campi satellite dove. Fino all’ultima tappa: l’uccisione nel 1945 durante la ritirata delle forze tedesche. A pesare sulla decisione dei tedeschi, il fatto che il prigioniero – debilitato dalla detenzione, dalla fame e dalla fatica – non f0sse in grado di reggere alla marcia.
Un padre mai conosciuto
L’uomo fu fucilato, lasciando il figlio che oggi fruirà del risarcimento: aveva appena nove mesi quando suo padre sparì, inghiottito dalla guerra. Non abbastanza per ricordarne il volto, sufficienti per portarsi dietro quell’assenza per tutta la vita. Così, oggi, quella storia è riemersa in un’aula del tribunale di Firenze e la sentenza – riportata da lanazione.it – riscrive, in qualche modo, anche il passato.
La perdita di rapporto parentale
Il punto centrale della decisione dei giudici è il riconoscimento del danno da perdita del rapporto parentale. Non è un danno materiale, ma derivante dalla rottura definitiva di un legame familiare mai vissuto davvero. Secondo i criteri tabellari utilizzati dai tribunali italiani, che pesano età, condizioni del fatto e intensità del vincolo, il risaricmento viene quantificato appunto in 340 mila euro, una cifra sicuramente importante.
Interviene lo stato italiano
A pagarla non sarà però la Germania. Interverrà il fondo istituito dallo Stato italiano, creata proprio per chiudere economicamente una lunga serie di contenziosi legati ai crimini nazisti sul territorio italiano.