Un copione studiato nei minimi dettagli, saltato solo grazie alla prontezza di due anziani coniugi e a una trappola tesa in salotto dalla Polizia di Stato. Si è concluso con due arresti in flagranza il tentativo di truffa messo in atto ieri a Siena, in via Esterna di Fontebranda, dove due uomini di 56 e 37 anni hanno cercato di ripulire una coppia di 68 e 76 anni spacciandosi per carabinieri.
Tutto è iniziato intorno all’ora di pranzo con la classica telefonata truffaldina.
All’altro capo del filo un sedicente maresciallo dell’Arma, che con tono autorevole ha spiegato alla donna che era appena avvenuta una rapina in una gioielleria del centro. La scusa era quasi perfetta: un militare sarebbe passato da casa loro per verificare se l’oro di famiglia fosse tra la refurtiva.
La 68enne, però, non è caduta nel tranello. Mentre assecondava il truffatore al telefono, è riuscita a lanciare l’allarme alla Centrale Operativa della Questura.
Da quel momento è scattato il piano dei poliziotti delle Volanti. Arrivati a fari spenti nei pressi dell’abitazione, gli agenti d’intesa con la coppia sono entrati nell’appartamento e si sono nascosti nelle stanze, trasformando la casa in una vera e propria esca.
Pochi minuti dopo il complotto si è materializzato. Mentre il trentasettenne faceva da palo in strada, il cinquantaseienne è salito nell’appartamento, ha recitato la sua parte e si è fatto consegnare un sacchetto contenente gioielli e contanti per un valore di circa 4.000 euro.
Non appena l’uomo ha varcato la soglia per uscire, i poliziotti sono sbucati dal nascondiglio bloccandolo sul fatto. Contemporaneamente, i colleghi in strada hanno circondato e fermato il complice che attendeva all’esterno.
Il bottino è stato immediatamente riconsegnato ai due anziani, visibilmente sollevati.
Per i due trasgressori, entrambi di origini campane, sono scattate le manette per tentata truffa aggravata.
Questa mattina, l’Autorità Giudiziaria ha convalidato l’arresto, disponendo per entrambi la misura cautelare dell’obbligo di firma quotidiano presso il Commissariato competente. Una vicenda che, come sottolineato dalla Questura, rimarca l’importanza fondamentale di non fidarsi mai di richieste anomale e di chiamare subito il 112.